Recensione su In Another Country

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Miracoli coreani 2 / 28 Dicembre 2013 in In Another Country

Una pioggerella sottile, ma insistente e fastidiosa. Un viale che costeggia una spiaggia alla moda, quasi deserta a causa della stagione inoltrata. Anne con il suo ombrellino azzurro cammina impettita. È una donnina sui cinquant’anni, tutta fragilità, tutta delicatezza infantile, una elegante donna francese. Nel film ha tre ruoli da interpretare: una regista di successo solida ed equilibrata, una attrice che aspetta trepidante l’amante regista in ritardo, una donna abbandonata dal marito e in cerca di se stessa. Le tre Anne visitano gli stessi luoghi (il faro, la spiaggia, l’emporio) incontrano le stesse persone (su tutti un bagnino insistente e un po’ scemo), maneggiano gli stessi oggetti e, in fin dei conti, sono personaggi quasi interscambiabili, se non fosse per piccole ma non insignificanti differenze nel carattere.
Nonostante i fatti raccontati siano quasi privi di importanza, così come i dialoghi, riescono però ad avere un’aurea, una fascinazione insuperabile, e, così come per Marcel Proust una madeleine bagnata nel tè apre come per magia un ventaglio di ricordi che sembravano dimenticati, la storia minima delle tre Anne in chi la guarda riesce ad ottenere un effetto simile.
Il cinema di Hong Sang-soo gira sempre intorno alle stessi temi, alle stesse ossessioni. I protagonisti sono sempre uomini o donne dello spettacolo osservati dallo sguardo ironico e un po’ sarcastico del regista.
In another country si avvicina maggiormente a Virgin stripped bare by her bachelors più che altro perché la trama si biforca in più interpretazioni, ma non è troppo distante da altri film del regista come Ahahah o come Night and day.
qui la “colonna sonora”.

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