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Recensione su In a Heartbeat

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Al cuor non si comanda / 3 agosto 2017 in In a Heartbeat

Un cuore giovane giovane si emoziona per amore, nella più vasta accezione del termine: è un cuoricino coraggioso, non ha paura di far vedere al mondo intero per chi batte ed è disposto a spezzarsi pur di non fare un passo indietro.
Più che una storia d’amore omosessuale, come viene presentato dai più questo cortometraggio diventato virale in Rete proprio in questi giorni, mi piace considerare il lavoro degli esordienti Esteban Bravo e Beth Davis come il racconto di un atto di coraggio, perché è l’amore a essere impavido, a prescindere da chi lo dà e da chi lo riceve. Svelare i propri sentimenti è un salto nel buio. Se, poi, sei un adolescente alle prese con i primi turbamenti amorosi, le incognite si moltiplicano.
Ben venga, quindi, il messaggio che l’amore può superare il “genere”, ma questa caratterizzazione narrativa non dovrebbe rappresentare un’eccezione e il corto non dovrebbe “avere valore” per via di questa caratteristica: sullo schermo, c’è la storia di un cuore… anzi, di due cuori e loro non hanno sesso.

Riuscito il character design, buoni l’animazione e i tempi narrativi (in pochi passaggi, vengono affrontati tanti argomenti), mentre lasciano un po’ a desiderare i pattern dei materiali, ma si tratta pur sempre di un “compito” (Bravo e Davis sono iscritti al Ringling College of Art and Design di Sarasota, Florida) finanziato su Kickstarter, mica prodotto da Lasseter. Chapeau.

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