Recensione su Sto pensando di finirla qui

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1 Novembre 2020

Charlie Kaufman ci aveva già abituato a particolari road movie nella psiche e mente umana. “Sto pensando di finirla qui” è un viaggio onirico nella mente di Jack, un protagonista che non è il reale protagonista del film. Decifrare ciò che si sta vedendo non risulta immediato alla prima visione. Kaufman dissemina la narrazione di indizi, ma allo stesso tempo con alcuni dialoghi ci depista. Tuttavia il racconto risulta solido e non può lasciare nulla al caso. La de-costruzione narrativa che ne consegue va via via aumentando durante il viaggio di Jack e Lucy, una giovane coppia diretta alla casa di lui per conoscere i genitori.
I dialoghi interiori di Lucy, durante la prima parte di questo viaggio, lasciano intendere ad una prima interpretazione del titolo: lei sta pensando di finire la relazione. Arriva a questa consapevolezza quasi durante il viaggio stesso. Flussi di coscienza, dialoghi introspettivi, poesie recitate ad alta voce, sembrano discorsi futili e semplici chiacchiere da viaggio per ammazzare il tempo. Eppure l’intelligenza dei due “innamorati” ti rapisce; citazioni pop spaziano dal cinema alla letteratura e alla musica. Fantastico un momento in cui si infrange il muro della 4 parete (un ulteriore indizio circa la realtà che stiamo osservando?). Interessante come in protagonisti passino da momenti di estremo e imbarazzante silenzio, ad attimi di enfasi dialettica. Nonostante questa loro caratteristica logorroica risultano molto ermetici circa il rivelare se stessi a pieno.
Mentre ti aspetti che il film si stia dirigendo in un’unica direzione, cambia il registro. Arrivati a casa dei genitori di Jack si susseguono una serie di azioni che non hanno alcun senso per lo spettatore, spiazzato dalle nuove atmosfere grottesche e angoscianti. Stiamo vedendo un film o un’opera teatrale? Mi sono posto questa domanda nel momento in cui la mia reazione alle assurdità non era recepita ugualmente dai protagonisti in scena. Già la bufera all’esterno della auto/casa risulta molto irreale e fittizia, teatrale appunto. In questo caso, magistrali sono le interpretazioni dei genitori di Jack; un senso di paranoia e angoscia ci accompagna per tutta la permanenza in casa. Anche la regia cambia: dalle riprese fisse in auto, diventa più dinamica. La narrazione tra le mura domestiche mi ha ricordato molto “Mother!” di Darren Aronofsky, con tutte le evidenti differenze del caso.
Il film nell’ultima parte diventa ancora più complesso ma riuscirete a trovare la chiusa grazie al finale suggestivo e onirico. Quindi la realtà non è la nostra realtà. Siamo nella mente del protagonista ed ogni simbolo, dialogo, gesto e riferimento appartengono alla sua di realtà. Il decadimento fisico dei genitori, l’esplorazione della stalla, vecchie foto da bambini, assurdi messaggi in segreteria, lo scantinato sono solo alcuni dei simboli/indizi che vi faranno riflettere. “Sto pensando di finirla qui” parla di suicido, morte, sofferenza e solitudine.

Personalmente adoro questo genere di film che non ti salutano quando cala il sipario, ma ti invogliano a rivedere, capire, interpretare scoprire.

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