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Recensione su Il labirinto del silenzio

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Ottimo debutto, film solido / 26 gennaio 2017 in Il labirinto del silenzio

Primo lungometraggio per l’italiano Giulio Ricciarelli. Il film è stato prodotto in Germania. Tedesca è anche l’ambientazione e i fatti (veri), siamo infatti nella Germania Ovest del 1958. Un giovane avvocato della procura di Francoforte lavora su casi di scarso interesse. Un giorno però si imbatte in un giornalista che era venuto a protestare contro la presenza di un professore che era stato parte delle SS. I due diventano amici e il giornalista fa rendere conto al procuratore che in Germania, la gente non sa o -soprattutto- non vuol sentire parlare dei crimini legati al nazismo. Persino una parola come Auschwitz sembra non smuovere niente. I due hanno anche un amico che era stato internato: anch’esso non vuole parlare della sua storia. Una sera riescono ad entrare in possesso di documenti di vitale importanza riferiti proprio ad Auschwitz e riportanti i nomi di ufficiali e soldati delle SS che avevano svolto lì i loro crimini. Chiaramente in Germania sarebbe vietato per gli ex membri delle SS di prendere parte a qualunque carica pubblica, ma lo stato, come presto si renderà conto il giovane, sembra proprio intenzionato a voler gettare un velo di silenzio e di omertà su queste persone. Lui però è determinato, in contatto con gli americani lì di stanza riesce ad ottenere i fascicoli relativi a tutte le SS di Auschwitz: sostenuto praticamente solo dal procuratore generale Frtiz Bauer comincia così una lunga indagine che porterà all’arresto di numerosi criminali nazisti. Ma non sarà per nulla facile: con il famigerato Mengele, ad esempio, il “labirinto del silenzio” della Germania si mostrerà eccome, e non riuscirà mai a processarlo. Il suo lavoro comunque, portò all’importante processo di Francoforte, dove vennero incriminati diversi nazisti e grazie al quale la Germania cominciò col tempo a smettere di non voler guardare al passato facendo finta o addirittura negando ciò che è avvenuto. Un film davvero interessante, ben diretto e molto bello. L’argomento reale come sempre ha una bella presa, soprattutto in questo caso: si vedono moltissimi film sul nazismo, ma non se ne vedono moltissimi su altre facce della vicenda, come appunto quella di come si pose la Germania sulla questione nel dopoguerra. Nel cast onestamente non ho notato nessun volto noto, magari sono anche io che conosco poco il cinema tedesco, ma devo dire che tutti, specie il protagonista, se la cavano molto bene. Per concludere un plauso al regista Ricciarelli, al suo primo film, e speriamo che continui su questa buona strada.

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