Recensione su Il viaggio di Capitan Fracassa

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17 giugno 2014

Con i suoi fondali palesemente dipinti, i suoi dialoghi lunghi e il tipico intreccio di storie d’armi e d’amore, la pellicola di Scola è cinema che si trasforma in teatro. Porta sullo schermo una commedia al cui interno è recitata un’altra commedia. Una meta matrioska che offre uno spaccato storico sulla Commedia dell’Arte in quel del Seicento, seguendo l’odissea di una compagnia di attori sospinta verso sogni di gloria parigini. Al suo seguito un giovane nobile squattrinato che, indossando la maschera di un Goldoni, troverà infine proprio nel teatro la felicità.
L’attenzione alla messinscena (pur nella sua voluta artificiosità) è certosina. Bellissime le musiche di Armando Trovajoli, votate perlopiù a tonalità malinconiche. Maestoso un Massimo Troisi il cui Pulcinella domina la scena, nel doppio ruolo di narratore e narrato.
Una pellicola sospesa nel tempo, in perenne bilico tra due forme d’arte.

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