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Recensione su Il treno per il Darjeeling

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Giocando con il fuoco / 18 luglio 2015 in Il treno per il Darjeeling

Tra fratelli. Un umanità intera raccolta in essi. Chi per un motivo, chi per un altro, tenuti insieme da un viaggio, che in realtà è più una fuga.
Da una parte c’è il maggiore, Owen Wilson, gentile ma prepotente a suo modo. Che in qualche modo sente ancora la responsabilità dei fratelli sulle sue spalle. E che è talmente convinto di ciò che fa che non li ascolta nemmeno. Non a caso la fasciatura gli copre le orecchie.
Il secondo fratello, Adrien Brody, fugge da questa imminente paternità, allo stesso tempo ricerca suo padre in sé, indossando i suoi occhiali nonostante non ci veda con essi.
Infine il terso fratello, lo scrittore. Che continua a scrivere di fatti realmente accaduti continuando a sostenere che i personaggi sono immaginari.
Ed ecco che i rapporti umani, e sentimenti e le emozioni scorrono attraverso queste tre complesse personalità, e attraverso il treno che li trasporta. Alla ricerca di qualcosa, ma più probabilmente alla fuga da qualcosa.
Wes Anderson ci offre un grande spettacolo di surrealismo e paradossalmente di realismo. Imperdibile.

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