Recensione su Il terrorista

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Uomini contro / 21 Marzo 2019 in Il terrorista

IL TERRORISTA

Qualche giorno fa ho visto Il Terrorista film del 1963 diretto da Gianfranco De Bosio ed interpretato da Gian Maria Volonté, Philippe Leroy e Raffaella Carrà. L’opera di De Bosio, una pellicola durissima, non è celebrativa e affonda le sue analisi all’interno dei problemi storici degli ultimi anni di guerra, quelli politici e quelli della lotta partigiana.

Siamo nel 1943, a sud della nostra penisola gli Alleati stanno piano piano avanzando, ma nella città in cui è ambientato questo film, cioè Venezia, a far da padroni sono i nazi-fascisti. Venezia infatti è parte della Repubblica di Salò, il regime vicino e benedetto dalla Germania Nazista. Il Terrorista è un film strano, parte come un film di guerra, prende qualcosa dai noir americani e francesi (come nel miglior film noir Venezia diventa la protagonista dell’opera: ascoltiamo la radio che in piena notte fra strade desertiche lancia i suoi slogan propagandistici; ci muoviamo fra i canali a bordo di gondole guidate da partigiani vestiti da nazisti inquadrati come nel miglior film di John Frankenheimer), pur restando un film storico e, soprattutto, un’opera fortemente autobiografica, il regista si rifà infatti alla sua esperienza nella Resistenza veneta.

Ed è a Venezia che scopriamo l’attività dell’ingegnere Renato Braschi (un sempre valido Gian Maria Volonté) che costituito il suo Gruppo di Azione Patriottica decide di fare il passo più lungo della gamba e di muoversi senza badare a quanto suggeritogli dal CLN. C’è tutta una sequenza bellissima, e lunghissima, ambientata all’interno di una stanza di una vecchia biblioteca dove i membri del CLN discutono su cosa fare, come agire, se aspettare l’arrivo degli anglo-francesi che dovevano paracadutarsi ormai settimane fa o se aspettare proprio gli americani che però stanno bloccati fra Lazio e Campania. La sequenza è lunghissima e romperebbe pure il ca**o se non fosse per il genio nella regia di De Bosio che con i suoi movimenti circolari e le carrellate quando a destra quando a sinistra danno eleganza ed effervescenza alla recitazione quasi teatrale degli attori in scena. Perché vi parlo di questa sequenza? Semplice, perché Braschi/Volonté decide di far esplodere un commando della Wehrmacht infischiandosene del parere del CLN (primo fra tutti dell’esponente DC).

Il Terrorista è un film che vi consiglio, dalle sequenze montate in modo serrato, dove ci si muove fra riunioni clandestine, chiamate rapidissime ed inseguimenti lungo i canali di Venezia. Ci sono addirittura un paio di esplosioni e non vorrei azzardare ma l’acqua di Venezia usata come sfondo umido quasi come una terra di frontiera, una cittadina sola che aspetta gli Alleati ma bloccata fra due fuochi a me ha ricordato un sacco il cinema western. Venezia diventa quindi nel film di De Bosio perfetta immagine metaforica di una guerra civile che si scatena in tutta la Penisola italiana, una guerra di trincea, ma anche e soprattutto di un grande stallo alla Messicana.
DonMax

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