Recensione su Il talento del calabrone

/ 20205.948 voti

Scam per il fu Giorgio Faletti / 25 Novembre 2020 in Il talento del calabrone

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Allora ci tengo a precisare che non sono una di quelle persone che giudica i film in base ai libri da cui sono tratti ma qui il problema è a monte perché quello che dispiace è che non è stato dichiarato da nessuna parte(o almeno io non l’ho trovato scritto) che il film fosse ispirato, almeno liberamente, al romanzo Io Uccido di buon anima di Giorgio Faletti. E seppur trovi la rivisitazione anche originale a modo suo, soprattutto nel finale(molto intelligente il marchingegno ideato), ci sono troppi elementi copiati dal romanzo:

ATTENZIONE SPOILER DEL ROMANZO
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– l’ipotetico assassino che chiama in radio confessando che commetterà un crimine a causa di un palese trauma che ha subito, e va bene;
– il profondo attaccamento dell’assassino alla musica classica ricercata, e va bene;
– la scritta gigante On Air inquadrata più volte(chi ha letto il libro capirà), e va bene;
– lo speaker di successo che è legato indissolubilmente alla crisi che si è generata, e va bene;
“l’assassino” (se cosi possiamo chiamarlo) non telefonava mai da chissà dove ma dalla sede delle radio;
– il detective che qui è un colonnello dei carabinieri ha un approccio rude come il detective Frank Morelli del libro, specie quando sbatte al muro quel poveraccio di speaker che voleva andarsene(e voglio ben vedere) e lo minaccia di “fargli saltare il cervello”(?).Ma cosa? Ma dove? Detta da un carabiniere è esilarante.
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FINE SPOILER

Quando gli sceneggiatori capiranno che certe battute non possono essere dette in italia, da determinai attori diretti da determinati registi in determinati contesti? Se rido in un film dove non c’è nulla da ridere mi sorgono dei dubbi.
Comunque il film si lascia vedere tutto sommato, nulla di cosi scadente, ma il non sapere se sia un mezzo latrocinio per non comprare i diritti o una rivisitazione del romanzo mi lascia molto perplesso perché non vedo il valore aggiunto.

5 commenti

  1. Stefania / 25 Novembre 2020

    Mentre guardavo il film ho pensato ripetutamente al romanzo di Faletti che citi, ma non tanto per la materia narrativa, mooooolto simile, come fai notare, quanto per la forma: Faletti e, qui, Cimini hanno dimostrato di aver assimilato molto bene il “bolo” di matrice statunitense e hanno provato a riproporre in un contesto italiano i cliché tipicamente ammeregani.
    Ma, all’epoca in cui lo lessi, non mi piacque particolarmente nemmeno il primo romanzo di Faletti (e neppure il successivo, Niente di vero tranne gli occhi), proprio perché certe cose mi parve che potessero funzionare solo in un contesto a stelle e strisce e non, piazzate pari pari, seriosamente, in un’ambientazione italiana. “Ti faccio saltare le cervella” potrebbe aver ragion d’essere solo in una parodia 🙂

    • rust cohle / 25 Novembre 2020

      Allora il romanzo di Faletti è ambientato a Montecarlo, che non è che sia una location molto più appropriata, se così vogliamo dire, di quella italiana però c’era il detective Morelli che era un agente dell’FBI, c’era il padre della prima vittima e il suo scagnozzo, militari entrambi, che cercavano vendetta. Quindi qualche elemento “a stelle e strisce”, come dici tu, c’era. In più tutte le vittime erano più che benestanti, ed ecco il motivo della scelta di Montecarlo. Voglio dire che una parvenza di logica, nelle scelte, c’è nel libro.

      Il film di Cimini non dispiace tanto per la forma, a parte il buco di sceneggiatura dei bitcoin che non si sa che fine fanno(e soprattutto dove li ha presi un milione di bitcoin?) quanto più per la sostanza.

      • Stefania / 25 Novembre 2020

        @rustcohle: con “contesto italiano”, non intendevo quello geografico (Montecarlo, Milano o Canicattì, non importa): mi riferivo (male) a riferimenti culturali, sociali… cioè, alla pretesa di voler usare per forza una forma mentis che ci appartiene solo di riflesso (magari non c’entra niente, ma certi romanzi di Giancluca Morozzi o Lucarelli, per me, in questo senso, funzionano di più). Faletti era italiano e, nei suoi libri, questa cosa del “ho assimilato la lezione degli americani” io l’ho percepita troppo e non mi è piaciuta molto, nonostante che i suoi thriller siano stati pensati scientemente con uno stile “internazionale” (e pare che la cosa gli abbia fruttato, dato che il webbe mi dice che, oltre al grande successo ottenuto in Italia, è stato tradotto in 30 lingue).
        La storia dei bitcoin del film è una di queste cose appiccicate con lo sputo, che sembra messa lì per fare sensazione e che, poi, nessuno ha saputo gestire. Ma sulle falle della sceneggiatura siamo sicuramente d’accordo.

  2. SimonaBerlin / 28 Novembre 2020

    Io ho apprezzato solamente il momento della lettura della lettera, toccante. Il resto aveva troppe falle.

    • rust cohle / 28 Novembre 2020

      A me neanche quella. Mi è solo piaciuta la spiegazione del paradosso del calabrone. Poi per il resto bravi Castellitto e anche Richelmy ma non puoi fare più di tanto con una sceneggiatura di bassa fattura

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