Recensione su Il sospetto

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Il marchio / 25 Maggio 2013 in Il sospetto

“Il bosco era di un verde così scuro che, sotto il fogliame, il giorno si trasformava in notte. Ogni tanto, in lontananza, si sentiva il bramito di un cervo. L’aria profumava di resina e di lavanda. Lucas si sentiva in pace con se stesso e con l’intero creato, in uno di quei momenti magici in cui tutto risplendeva come incantato.
Mai e poi mai si sarebbe aspettato che una frase, detta così, quasi per capriccio, avrebbe cambiato così profondamente la sua vita. Una accusa infamante, ingiusta, fondata sul nulla. Ma i bambini non mentono. Mai. È risaputo.
Basta un nulla e i ruoli si rovesciano: da cacciatore ti trasformi in preda, da uomo rispettato e amorevole in un mostro pervertito. È sottile il confine, traversarlo è un nulla, una mossa sbagliata e ti ritrovi a marcire nelle sabbie mobili. E anche quando sembri sul punto di liberarti da quella stretta mortale, immancabilmente ti ritroverai impantanato come o peggio di prima. Le bugie dei bambini hanno le gambe lunghe, corrono veloci nel tempo.”

Dopo i bellissimi Festen e Submarino, Vinterberg sforna un altro film notevole. Il tema della pedofilia viene ribaltato e, in questo caso, è l’adulto la vittima. Il film si concentra sul dramma subito da Lucas, sulla caccia alle streghe di cui sarà vittima, sulla ferocia di una comunità che, sulla base di sospetti labilissimi, crocifigge letteralmente un essere umano. Hanno trovato il perfetto capro espiatorio su cui incanalare il proprio disprezzo, su cui imprimere un marchio d’infamia che difficilmente potrà essere eliminato.
qui la “colonna sonora”.

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