Recensione su Il signore degli anelli - Le due torri

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Le Grandi Storie, quelle che contano davvero / 17 marzo 2013 in Il signore degli anelli - Le due torri

Va detto. Il soggetto, l’idea del film, non è niente male. L’ha scritta – circa cinquant’anni fa – un certo Tolkien. Eppure, o forse proprio per questo, renderla su schermo non è cosa da tutti. L’ha fatto Jackson, e l’ha fatto in maniera deliziosa. Così come le inquadrature, infatti, anche il registro narrativo e stilistico sanno inglobare e unire l’epica sublime di paesaggi e battagli con la sottile e appassionata costruzione della psicologia dei personaggi. Tante erano le cose da raccontare in questo film. Jackson ha saputo farlo senza inutili ridondanze o ingiuste cesure. Selezione e sintesi. Niente è superfluo, niente risulta incomprensibile. C’è un profonda logica negli eventi, una motivate e coerente introspezione nei personaggi e nei loro dubbi, un’applicata dedizione che rende questa storia una grande storia.

La più evidente potenza di questo film, a mio modo di vedere, sta nel suo realismo. Peter Jackson ha saputo resistere alle “speciali” seduzioni del digitale, alle tentazioni della post-produzione. Gli effetti speciali esistono e vanno usati; mai abusati. Se troppo “altri” dal vero diventano estranianti, grotteschi. Se troppo insistiti diventano irreali. Questo non succede ne “Le Due Torri”. Ne sono prova la vivida concretezza della storia che consente allo spettatore un’immersione totale nel mondo del film e, forse anche più, l’anzianità della pellicola. Questo secondo capitolo è stato girato nel 2002, 10 anni fa. Un era geologica per quanto riguarda il cinema contemporaneo. Eppure – dai combattimenti a Gollum, passando per alberi parlanti e elfi immortali – quest’età si annulla, si dimentica. Su tutte, una scena mi ha colpito particolarmente, seppur nella sua quasi “scolastica” semplicità.

http://www.youtube.com/watch?v=jjRDfD09a-U

Emerge qui la passione del regista per la storia che ci sta raccontando, la sua voglia di indagare, spiegare, motivare. Rendendo nostri ansie e ostacoli dei protagonisti. Sembra facile farlo, non lo è. Per questo sono convinto che, rielaborando le parole di Sam nel discorso che “chiude” il film: “c’è del buono in questo film”.

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