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Recensione su Il signore degli anelli - la compagnia dell'anello

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1 maggio 2015

Il primo capitolo della trilogia del Signore degli anelli è quello probabilmente meno spettacolare, avendo avuto il difficile compito di introdurre un intreccio pressoché monumentale.
Il mondo creato dalla fantasia di JRR Tolkien rivive in quello che è stato, nei primi anni del nuovo Millennio, uno dei più attesi eventi della storia del cinema moderno.
Rivisto oggi, a distanza di quasi tre lustri, mantiene intatto il suo fascino, ma conserva anche quel piccolo difetto che già era apparso in allora: un’eccessiva lunghezza, in determinati punti, per tentare di salvaguardare la trama tolkeniana (che viene ritoccata soltanto in piccole cose dalla sceneggiatura, opera dello stesso Jackson).
Effetti speciali memorabili si mischiano a trucchetti da cinema delle origini (inquadrature dall’alto verso il basso per gli hobbit, viceversa per gli uomini; Gandalf che si inginocchia per raggiungere la stessa altezza di Bilbo, ecc.), senza tuttavia che si possano rilevare, se non ad un occhio attento.
Uno dei punti forti della pellicola sono le splendide musiche di Howard Shore, che donano pathos e/o allegria, a seconda dei casi, alle vicende narrate, con motivetti che fanno breccia nell’orecchio dello spettatore.
Attori tutti all’altezza, tra i quali spicca lo shakespeariano Ian McKellen, nel ruolo di Gandalf. Buona anche l’interpretazione del generalmente sdolcinato Orlando Bloom, al suo primo ruolo importante in carriera, che evidentemente si trova a suo agio con personaggi eterei quale è, appunto, l’elfo Legolas.
Un buon avvio per quella che resterà a lungo la saga fantasy per eccellenza.

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