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Recensione su Il signore degli anelli - Il ritorno del re

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24 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Prima della trilogia, personalmente, ricordavo Peter Jackson soltanto per il film Bad Taste, talmente fuori dalle righe che non si può rimuovere dalla mente.

Poi, il 2001, è arrivata La Compagnia dell’Anello. Devo dire che è stato un evento storico per tutti gli appassionati di Tolkien, vedere sullo schermo una delle storie che ami tanto non è cosa da tutti i giorni, se non altro, non vederla riprodotta così bene.

Io ero una bambina, all’epoca, ed il Signore degli Anelli non lo avevo ancora neanche tenuto tra le mani, ma in compenso avevo letto ben due volte Lo Hobbit, scroccato dalla biblioteca scolastica alle medie.

La prima volta che guardai la trilogia (non in versione estesa, non avrei retto 3 film di 3 o 4 ore) pensai che fosse una delle cose più belle che avessi mai visto. Innanzitutto, Jackson insieme ad altre persone, ha segnato una svolta nel mondo del cinema per quanto riguarda gli effetti speciali. Prima della trilogia, personalmente, non avevo mai visto nulla del genere, gli effetti erano assolutamente realistici, molto ben fatti.

La trama della trilogia, ovviamente, è storia (almeno per quelli appassionati tanto quanto me). Quindi non starò qui a riscrivere tutti gli eventi dei tre film, ma ci terrei a precisare e palesare alcune delle differenze tra la narrazione sullo schermo e quella nei libri di Tolkien (ovviamente, solo quelle che mi hanno infastidita un po’, sarebbe un processo troppo lungo elencarle tutte).

La Compagnia dell’Anello:

La Battaglia dell’Ultima Alleanza è super semplificata, sembra che la cosa sia durata sì e no qualche giorno quando poi, dopo che Sauron è stato sconfitto, seguono sette anni d’assedio.

Isildur non sconfigge Sauron, ma sono Elendil e Gil-Galad ad uccidere l’Oscuro Signore e a morire nel farlo.

Quando Frodo è in viaggio nella Contea, incontra Gildor Inglorion, che lo ospita e lo mette in guardia dagli Spettri. E’ così che, in qualche modo, si capisce che Frodo non è del tutto estraneo alla cultura elfica e si fa riferimento all’avventura di Bilbo e al suo legame con la razza degli Immortali. Inoltre è lo stesso Gildor che informa Tom Bombadil (non presente nel film) ed Aragorn riguardo il viaggio intrapreso da Frodo. Ovviamente, nel film non si fa riferimento a nessuno di questi fatti.

Nel libro sono quattro i capitoli che narrano della fuga degli Hobbit dagli Spettri, e in questi i quattro attraversano la Vecchia Foresta e lì incontrano Tom Bombadil. Avrei preferito che Tom Bombadil fosse presente nel film, poiché, anche se non ha alcun ruolo nella Guerra dell’Anello, è un personaggio importante.

Saruman, nel libro, non è affatto alleato con Sauron ma, anzi, lo considera suo rivale poiché intende impossessarsi lui stesso dell’Anello, quindi lo inganna.

Arwen, nell’opera di Tolkien, compare poche volte ed il suo ruolo è del tutto marginale. Nella trilogia, invece, assume un ruolo importante. E’ lei che porta Frodo a Gran Burrone, prendendo il posto di Glorfindel.

Anche la storia d’amore tra Arwen ed Aragorn è molto ampliata e farcita.

Le Due Torri:

Nel film, gli Ent non sembrano disposti ad entrare in guerra e sembra che non gli interessi nulla delle sorti della Terra di Mezzo, mentre nel libro, invece, decidono di entrare in guerra dopo l’Entaconsulta.

Nel libro, Aragorn non precipita nel dirupo, poiché la battaglia con i mannari non avviene, ma è stata totalmente inventata da Peter Jackson.

Gli elfi di Lòrien e Gran Burrone, nel libro, non raggiungono il Fosso di Helm, né aiutano in qualche modo Rohan.

Nel libro, Frodo e Sam non arrivano mai ad Osigiliath, vengono rilasciati prima da Faramir, quando ancora sono nel nascondiglio. Quindi, la scena in cui Frodo, stupidamente, mostra l’Anello ad uno degli Spettri, è totalmente inventata.

Faramir, nel libro, non ha alcuna intenzione di impossessarsi dell’Anello, mentre nel film sembra che invece sia proprio quella la sua intenzione iniziale, prendere l’Anello e portarlo a Denethor.

Nel libro, Faramir non fa prigionieri Sam e Frodo, come invece accade nel film, ma li interroga solamente e poi li ospita nel suo nascondiglio.

Eomer, nel libro, non è mai stato bandito da Rohan, ma solo imprigionato, quindi partecipa alla battaglia del Fosso di Helm da dentro le mura, è in verità Erkenbrand quello che arriva alla fine.

Il Ritorno del Re:

Nel libro, Aragorn intraprende i Sentieri dei Morti con la Grigia Compagnia (ovvero i Raminghi) e i figli di Elrond (Elladan ed Elrohir), mentre nel film lui Legolas e Gimli sono da soli.

L’Armata dei Morti non arriverà mai sui campi del Pelennor, poiché aiuta solo Aragorn ad impadronirsi delle navi dei Corsari di Umbar. Sono gli uomini del Sud amici di Gondor ad aiutare Aragorn sui Campi del Pelennor. Nel film, invece, questi non vengono mai menzionati.

Aragorn ha già la spada, nel libro, quindi questa viene ri-forgiata molto prima. Aragorn la portava in vita da molto tempo prima, se pur la lama fosse spezzata, non se n’era mai separato.

Frodo e Sam entrano insieme nella galleria, mentre nel film Frodo scaccia Sam e gli dice di ritornare a casa.

Denethor non è pazzo, come invece sembra quasi nel film, ma la sua paura è giustificata dal fatto che avesse guardato in uno dei Palantir e che Sauron lo avesse quasi plagiato, così da fargli credere che non ci fosse alcuna speranza per il suo popolo. Nel film, invece, non si capisce bene il suo comportamento, a parte per qualche frase non del tutto comprensibile per chi non aveva letto prima il libro.

Nel film, Gandalf sembra quasi più debole del Re Stregone di Angmar, quando poi la sua potenza è paragonabile a quella di Sauron, poiché anche lui è un Maia.

Nel film, Imrahil, Principe di Dol Amroth, non viene mai menzionato, quando poi è lui a guidare i suoi cavalieri in aiuto di Faramir che si sta ritirando da Osgiliath. Inoltre, è cognato di Denethor, sua sorella aveva sposato il sovraintendente, e quindi era impossibile che non accorresse in suo aiuto. Fu lo stesso Imrahil a governare su Gondor come sovraintendente, prima che Faramir si risvegliasse.

Alla fine, dopo la distruzione dell’Anello, gli Hobbit tornano nella Contea e nulla sembra mutato, mentre nel libro non è assolutamente così. Quindi nel film non è riportata la Battaglia di Lungacque, né il fatto che Saruman e Grima (entrambi ancora vivi nel libro, fino alla fine) avessero preso il potere nella Contea, creando una sorta di dittatura.

Ecco, queste sono alcune delle cose che mi hanno fatto storcere il naso, ma riflettendoci, dei cambiamenti andavano comunque apportati. Stiamo parlando di un libro molto complesso, di mille e passa pagine, non si poteva mettere proprio tutto nel film.

Inoltre, c’è anche da dire che Jackson è stato molto bravo a rendere cinematografica una storia del genere, credo che in pochi ci sarebbero riusciti.

La trilogia è molto ben strutturata, la trama è salda e ho apprezzato molto che nei dialoghi venisse citata, in modo corretto, l’opera di Tolkien. La sceneggiatura è fatta bene e i dialoghi sono eccezionali, non poteva che venirne fuori un colossal.

La caratterizzazione dei personaggi non è del tutto precisa ma, nonostante tutto, funziona molto bene nel complesso. Forse, l’unica pecca è quel Faramir un po’ rammollito, ma non me la sento di incolpare l’attore (David Wenham, che per altro stimo molto) che ha seguito le direttive del regista e ha recitato molto bene.

Il cast, comunque, è eccezionale, scelto con cura, quindi non ho nessuna critica da fare a riguardo, anzi, più guardo la trilogia e più mi stupisco della bravura degli attori.

Certo, forse Elijah Wood era un po’ acerbo, non del tutto pronto per interpretare un ruolo del genere, ma comunque ha fatto un ottimo lavoro a parte per qualche scena in cui mi è risultato troppo stucchevole e melodrammatico.

La scenografia è fatta molto bene, gli ambienti sono ideali, ma non poteva essere diversamente dato che è stato girato in Nuova Zelanda, una terra piena di paesaggi spettacolari, assolutamente adatta per girare film di questa portata.

Credo che, alla fine, questa trilogia abbia insegnato qualcosa ad ognuno di noi e, personalmente, penso che Tolkien volesse trasmettere un particolare messaggio.

“Il Vecchio Mondo brucerà tra le fiamme dell’industria” dice Saruman nel film e direi che questa è una metafora perfetta dello stesso mondo in cui viviamo. L’uomo è un parassita e ha rovinato la Terra con le sue stesse mani, così come ha intenzione di fare Sauron (adepto di Melkor, il vero Male Oscuro della Terra di Mezzo).

Si trattano temi importanti e direi quasi in modo leggero. La dittatura, la rovina, il dolore, la violenza, il razzismo e svariate altre cose. Molti non l’avranno notato o la penseranno diversamente, ma io credo che Il Signore degli Anelli porti con sé un messaggio fondamentale, parla di tolleranza e rispetto reciproco, parla anche di globalizzazione e di diversi popoli che si uniscono per il bene comune, eliminando ogni forma di pregiudizio.

“Anche la persona più piccola può cambiare il corso del Futuro” dice Galadriel in questa bellissima citazione. Ed è vero, anche questo è un messaggio importante, da non sottovalutare.

Io ho adorato la trilogia, per il semplice fatto che mi ha fatta sognare e mi ha talmente presa che ridevo e piangevo come se gli eventi della storia li stessi vivendo io in prima persona (e questo mi è successo anche leggendo l’opera di Tolkien, ovviamente).

Inoltre, Peter Jackson ha fatto qualcosa di importante: ha reso la storia di Tolkien alla portata di tutti e ha fatto in modo che tutti potessero apprezzare cotanta bellezza.

In conclusione, credo che tutti dovrebbero aver visto questa trilogia, non può mancare nel vostro bagaglio culturale.

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