Recensione su Il signor Diavolo

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DIAVOLO DI UN AVATI / 29 Agosto 2019 in Il signor Diavolo

Pupi Avati torna all’horror e ci ritorna con una buon film. Non un filmone memorabile ma nemmeno una ciofeca tipo “il nascondiglio”.

La storia è ambienta nei primi anni ’50. Un giovane ed inesperto funzionario del ministero, in quota democristiana, viene incaricato dai suoi superiori, per una mera opportunità politica, di mettere a tacere le voci su di un imbarazzante coinvolgimento della chiesa in un caso d’omicidio. Un ragazzino ha assassinato un suo coetaneo sostenendo di aver ucciso il diavolo.

Storia intrigante direte voi. Nì. Purtroppo l’indagine vera e propria non c’è. Tutto quello che scopriremo lo scopriremo grazie alle parole di qualcuno. I fatti veri e propri ci vengono raccontati in tante frammentarie testimonianze. Una serie di deposizioni fatte da taluno e da talaltro che da un lato portano sì avanti la trama principale, ma dall’altro ammazzano un po’ la tensione vera e propria. La storia sembra un pretesto per mettere in scena tante leggende e credenze di paese. In questo riesce alla grande. Il film trabocca atmosfera. Un atmosfera maligna e grevemente oscura. Senza dubbio il vero punto forte de “il signor diavolo” è proprio questo.

Pupi Avati resta fedele al suo concetto di cinema “fatto a mano” non adoperando mezzi che non padroneggia evitando così di scivolare nel kitsch come alcuni suoi colleghi blasonati (CoffArgentoCoffCoff).

Il cast è ricco di grandi attori e qualche cane. Tra i migliori ci sono sicuramente alcuni calibri pesanti come Massimo Bonetti, Haber e Cavina. Il protagonista sembra un Luca Marinelli del discount ma tutto sommato se la cava, così come il giovanissimo Filippo Franchini e il diavolo Lorenzo Salvatori. Tra i cani supremi vanno menzionati Iskra (unica doppiata) e l’infermierinaMAMMAQUANTOL’HOODIATA!!!.

La fotografia gioca un ruolo importante e sicuramente il color correction applicato aveva una funzione in principio ma ad un tratto credo se ne siano dimenticati perché perde d’importanza senza logica.

Gli effetti speciali sono curati da Sergio Stivaletti, il quale per una volta non vede svilito il suo lavoro da inquadrature troppo rivelatrici (CoffArgentoCoffCoff).

Un buon ritorno al genere per Avati che ci dimostra ancora una volta come la classe non la baratti con i mezzi in dotazione.

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