Recensione su Il Settimo Sigillo

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Viaggio picaresco fino all’ultima notte / 8 aprile 2015 in Il Settimo Sigillo

La bellezza segreta di scoprire la storia dentro questo film, del quale tutti – ma proprio tutti – conoscono un solo dettaglio; la partita a scacchi tra il cavaliere e la morte. Immagine innegabilmente fascinosa, ma che certo non esaurisce la portata di questo poliedrico memento mori su pellicola, in quanto si tratta soltanto dello strumento che serve a tenere i fili della trama. Bergman, nordico eretico insofferente allo spiritually correct, dipinge coi bianchi abbacinanti e i bei neri carichi della fotografia di Gunnar Fischer un viaggio picaresco attraverso le lande danesi medievali battute dalla peste e dalla superstizione, in cui emerge la diafana figura di uno splendido e ieratico Max Von Sydow circondato da personaggi caricaturali. Un castello di “destini incrociati” è il silenzioso alveo dell’ultima notte; il primo piano stringe sullo sguardo magnetico di Gunnel Lindblom, le sue labbra si stringono e si allargano prima di pronunciare il definitivo “L’ora è venuta!”.

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