Recensione su Il Settimo Sigillo

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Il Settimo Sigillo è un’opera d’Arte / 9 Marzo 2016 in Il Settimo Sigillo

E’ difficile muovere una qualsiasi critica per questo film, un capolavoro indimenticabile, intramontabile, tra i più bei dipinti della “Settima Arte”.
L’uomo è al centro di quasi tutte le opere del “Magno” Bergman e lo è anche qui. L’uomo con i suoi dubbi, con la sua interiorità sconvolta da problemi di natura religiosa, sociale, sempre alla ricerca di quei valori che si nascondono proprio nell’ esistenza stessa, fatta di amore, solidarietà e fratellanza. Bergman analizza e muove critiche precise contro la borghesia o la Chiesa e le istituzioni ecclesiastiche. Antonius Block è il cavaliere che diventa metafora dell’uomo di Bergman: davanti al nulla interiore e intraprendendo una partita a scacchi con la Morte, prende tempo per capire qual è la vera essenza del suo viaggio nella terra, per capire e risolvere molti dubbi prima che la Morte lo possa strappare via da quella Vita. E ci riesce incontrando una famiglia di attori di teatro, nei quali letizia e fiducia nell’avvenire sopravvivono a ogni umiliazione, ogni tristezza. Ed egli accetterà volentieri di perdere la partita a scacchi, pago d’esser riuscito a distrarre la Morte consentendo così alla famigliola di sfuggire; pago di aver ritrovato un rapporto di solidarietà coi propri simili: “Lo ricorderò, questo momento: il silenzio del crepuscolo, il profumo delle fragole, la ciotola del latte, i vostri visi colti su cui discende la sera, Michael che dorme sul carro, Jof e la sua lira… cercherò di ricordarmi quello che abbiamo detto e porterò con me questo ricordo delicatamente, come se fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare, E sarà per me un conforto, qualcosa in cui credere.”
Ne deriva un accurato e ben orchestrato rapporto tra tutti i personaggi, tra Antonius e la famigliola, e la Morte, e il suo “servo”, e tra tutti questi a loro volta. Figura importante questa del servo, al quale Bergman affida il compito di regalarci perle di saggezza, su vari temi, tra tutti l’amore, inteso come amore in senso lato, ma anche come amore tra uomo e donna: “Se tutto è imperfetto in questo imperfetto mondo, l’amore è invece perfetto nella sua assoluta e squisita imperfezione”…, o addirittura inteso molto terra terra: “Addio fanciulla, avrei potuto violentarti ma è un genere d’amore che non mi va, troppo faticoso tutto sommato.”
E’ un film onirico e contemplativo. Davanti a Il Settimo Sigillo Bergman ci fa rimanere sbalorditi come si rimane guardando un bellissimo quadro. Bergman diventa il pittore. Il film con tinte chiare e scure, il paesaggio che fa da sfondo in modo stupendo diventa un elemento portante di tutta l’opera, tra la spiaggia dell’inizio e la montagna nel finale, dove si stagliano le figure, scena diventata famosissima: una perfetta collocazione dei personaggi in una ambientazione paesaggistica, ma non solo, anche storica: il Medio evo del Settimo Sigillo è rappresentato in maniera perfetta, in tutti i suoi elementi più importanti, tra la peste che sconvolge tutti gli equilibri naturali e dell’uomo, le rappresentazioni teatrali, la Chiesa corrotta e priva di valori, le crociate, o lo stesso gioco degli scacchi. Bergman ha saputo amalgamare tutti questi elementi creando un film completo sotto tutti i punti di vista: nel suo “quadro” ogni particolare acquista un pieno risalto plastico; e con la macchina da presa sempre al posto giusto e al momento giusto, e una fotografia in b/n che modella tutto si può solo creare scene capolavoro che si susseguono di continuo sullo schermo, e che rimangono bene impresse nella memoria: la processione dei flagellanti, ad esempio, e la prima presentazione della giovane strega, rantolante, incatenata alla gogna, o ancora la perfetta scena della taverna…
Rimane un grande capolavoro, esempio di cinema altissimo. Rimane soprattutto un film che ci dà la testimonianza vera e la consapevolezza di non sbagliare nel considerare il cinema come un’ Arte, nel vero senso della parola. Perchè Il Settimo Sigillo è un opera d’Arte.

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