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Recensione su Il Settimo Sigillo

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Bibibibibibibi / 18 agosto 2015 in Il Settimo Sigillo

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Su una spiaggia riversi si trovano un cavaliere e lo scudiero. Il cavaliere, name’s Antonius Block – Max von Sydow che da addormentato è talmente statuario da sembrare un busto funebre romano appoggiato per terra, si sveglia, e trova un tipo vestito da suora (no, just kidding) che è Lamorte, ed è venuto a prenderlo. Antonius propone invece di giocarsela a scacchi e Lamorte, di scacchi ghiotto, non sa resistere. La partita prosegue nel corso del film. Intanto i due si risvegliano e percorrono la costa di una non precisata Scandinavia, tra un fiordo, una chiesa e un villaggio anzichenò, del ‘300. Sono appena tornati dalle Crociate (aka li avevano fregati) e in quel periodo la peste fa faville. La popolazione sconvolta rivolge gli occhi al cielo, tra preghiere e processioni di flagellanti, oppure si abbandona ai peggio istinti umani, nell’attesa della fine del mondo imminente. Sconvolgente una scena di flagellazione con tanto di clero millenarista che urla penitenziagite e memento mori vari. Questo bianconero, come la scacchiera e i suoi pezzi, paesaggio della disperazione attraversano i due, e simile percorso segue una coppia di saltimbanchi, che con i primi due incroceranno i destini: lui visionario e simpa (e infatti è l’unico altro che potrà vedere Lamorte) e lei gnocca (e infatti proprio in quel periodo, non per essere volgari, ma se la bombava Bergman, Bibi Andersson u_u) e gentile. Hanno un piccoletto di essere umano e vivono in armonia con tutto, unici a sembrare felici e appagati dell’amore reciproco.
Bergman ha raccolto una serie di ricordi della sua infanzia al seguito del padre, che come i protagonisti vagava per le campagne, ma da una chiesa all’altra, a predicare. L’iconografia degli affreschi delle chiese, con demoni, Lamorte, crociati e Beate Vergini, si è sedimentata e ha fornito al regista il materiale per dare corpo alla sua vicenda; quello di superficie, perché tutto è poi legato nella ricerca di un senso, a cui la morte, Lamorte, non vuole e non sa rispondere, come un impiegato deresponsabilizzato e intento a svolgere secondo procedura il compitino. Il contesto storico, le tante scene strazianti a cui i protagonisti si trovano a dover assistere, amplificano le domande che si pone Antonius, il quale non è meschino e spaventato come gli abitanti dei villaggi che percorre ma lo è al livello più profondo, quello dell’anima e della fede che ora teme di vedere tradita. Cerca il diavolo negli occhi delle streghe che stanno per essere messe al rogo, affinché almeno lui possa testimoniargli l’esistenza di Dio, e non lo trova. Accanto a lui, lo scudiero incarna il pragmatismo. Accanto a loro, la famigliola è l’unica ad avere la prospettiva per il futuro, e si salva infine dalla selva (dantesco!), mentre Antonius trova (maybe) il senso nel sacrificio per permettere loro di sfuggire la falce (oh, comunque non per dire ma c’è anche un fabbro, quindi il martello).
D’altronde gli scacchi è un gioco di sacrificio, e vorrei vedere la morte contro Deep Blue.

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