Recensione su Il Petroliere

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Quando hai Daniel Day-Lewis nel cast……… / 21 Luglio 2016 in Il Petroliere

Basandosi sull’Oil! di Upton Sinclair, Paul Thomas Anderson narra le origini del capitalismo USA, in uno dei suoi aspetti più pregnanti: la corsa ai giacimenti di petrolio di inizio Novecento, che succede idealmente alla febbre dell’oro dell’epopea west, mostrando la connotazione tecnico-industriale del secolo appena cominciato.
Il petroliere Daniel Plainview (basato sulla figura del tycoon Edward Doheny) è quel mostro di bravura di Daniel Day-Lewis, che fornisce l’ennesima interpretazione decisamente convincente della sua carriera, vincendo il secondo dei tre oscar come miglior attore guadagnati finora (record assoluto che magari potrà anche essere migliorato). Il doppiaggio di Pannofino rende onore ad una performance di livello assoluto, cinque anni dopo la grandissima prova di Gangs of New York.
Anche Paul Dano non se la cava male nel ruolo dell’eccentrico predicatore Eli Sunday.
I due sono protagonisti di un finale decisamente sopra le righe, che va a turbare eccessivamente gli equilibri di un film fino a quel momento abbastanza controllato (e ad allungarne in modo inutile la durata già considerevole).
La colonna sonora, composta dal chitarrista dei Radiohead Jonny Greenwood, è a tratti inutilmente ansiogena, quasi da film horror.
I meravigliosi paesaggi desolati del west sono fotografati con maestria da Robert Elswit, anch’egli vincitore di Oscar. La Little Boston californiana è in realtà un paesino del Texas, dove era già stato girato il film – di oggetto simile – Il gigante, con James Dean.

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