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Recensione su Il padrino

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31 marzo 2013

Ogni volta che guardo il primo episodio de Il padrino, la sensazione ricorrente é che a quello che é considerato il filmone per antonomasia manchi qualcosina per assurgere al rango di capolavoro.
Il gangster movie incontra il neorealismo: memorabili da un lato la scena della testa di cavallo e gli agguati a Don Vito e Sonny; dall’altro lo sposalizio della figlia di Don Vito e il periodo corleonese di Michael, forse la parte più bella dell’intero film.
Il tentativo di psicanalizzazione etica del fenomeno mafioso é discutibile e parecchio romanzato, risultando infine non del tutto credibile.
Grandissimi attori (forse il gelido Al Pacino meglio addirittura di Brando) e una grandissima sceneggiatura.
Per il resto una regia minimalista ma efficace, con Francis Ford Coppola che si riserva il miglior virtuosismo dell’intera pellicola nella splendida scena finale, quando la moglie di Michael assiste alla consacrazione di suo marito quale nuovo Padrino, dalla prospettiva dell’esterno del suo ufficio, con la porta che gli viene inesorabilmente chiusa in faccia: scena capolavoro di un quasi-capolavoro.

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