Recensione su Il padre d'Italia

/ 20176.850 voti

. / 29 marzo 2017 in Il padre d'Italia

Un film che apre con un brano di LIM e una scena in club dalle luci a tinte forti, la cinepresa puntata sul volto espressivo di Luca Marinelli, ha già impostato bene tutto il suo futuro svolgimento per quel che mi riguarda. Esteticamente curatissimo e ben fotografato, con una regia per niente banale, Il Padre d’Italia è la storia di due persone diverse come il giorno e la notte, Paolo e Mia. Lui, gay, solitario e malinconico è un meraviglioso Luca Marinelli, un attore a cui bastano gli occhi per comunicare qualsiasi emozione mentre lei è Isabelle Ragonese, già da me apprezzata in passato e bravissima, spontanea e autentica come Mia, ragazza senza legami e senza regole, incinta e vivacemente immatura. Percorrendo in auto tutta l’Italia da Torino fino alla punta della Calabria, si dipana la vicenda di due vite che poco hanno in comune ma che trovano punti di contatto e liberazione, soprattutto quando i protagonisti si crogiolano nell’idea di avere un nuovo inizio assieme, accogliendo il bambino di lei. Delicato nel trattare argomenti fortemente attuali senza fastidiosa retorica e ponendo al pubblico le giuste domande, Fabio Mollo, il regista, si è chiaramente ispirato a Xavier Dolan per tematiche, storia, regia e soprattutto scelte musicali (la passeggiata dei due al paese di lei ricorda spiccatamente la passeggiata dei protagonisti di Laurence Anyways, così come i numerosi momenti musicali elettronici al rallentatore tipicamente dolaniani e bellissimi), declinando il tutto in salsa italiana. Il finale è più dolce che amaro e chiude con calore una storia che equilibra sorrisi e riflessioni evitando con eleganza di strafare.

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