Recensione su Il Mostro

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21 Dicembre 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il Mostro.
Un film cupo, critico e a tratti malato firmato Luigi Zampa. Musica gentilmente offerta da Ennio Morricone.

Ogni cane ha il suo giorno.
Questa frase si addice moltissimo al protagonista della vicenda, Valerio Barigozzi. Egli è un giornalista fallito, una persona arrabbiata.
E’ arrabbiato con la moglie.. ex moglie, con la sua professione e con il mondo in generale.
E’ violento “il Barigozzi”, vomita veleno in lungo e in largo per tutta la vita, vive perennemente in questo stato d’animo perché è sfruttato e fabbricherà un mostro. La sua abilità professionale viene usata per una rubrica di un settimanale femminile, quando risponde alle lettere è costretto a firmarsi Contessa Esmeralda. E’ una situazione umiliante ma l’occasione per uscirne si verifica quando riceve una lettera firmata “il Mostro” in cui si annuncia un assassinio, l’assassinio di “Nonno Gustavo” un presentatore televisivo di programmi per bambini.
L’omicidio viene commesso e Barigozzi ottiene la fama. Si instaura un rapporto epistolare fra il giornalista e Il misterioso assassino. Dopo il primo vengono commessi altri delitti e lui comincia ad indagare. A parte la trama quello che mi ha colpito è il modo in cui vengono discussi i temi legati alla vicenda. Il film infatti è girato ed ambientato negli anni ’70. In una fase storica dove bombe, rapine, terrorismo facevano da padroni, gli omicidi vecchio stile erano una boccata d’aria per il cittadino comune (citazioni del film). Da notare come Barigozzi (Johnny Dorelli) sfrutti con estremo cinismo la sua posizione, lo status raggiunto. Senza farsi troppi scrupoli diventa manovalanza di una società per azione che vende delitti. Il giornale per cui lavora se ne frega delle vittime, vuole che la tiratura delle copie vendute sia sempre in positivo. Da annoverare poi il clima di paura su cui si costruisce il fenomeno mediatico
e l’elaborazione del mostro-icona: l’assassino come il vicino di casa e la conseguente paura nelle donne mature e dall’altro lato il mostro che invece affiata i giovani.
Il mostro come un guerriero solitario che distrugge tre centri di potere, tre figure legate al successo, ai soldi.
Tutto sommato l’ho trovato sulla sufficienza anche se è lontano dal Thriller contemporaneo ha delle potenzialità enormi. Fra le potenzialità emerge sicuramente una denuncia alla ricerca dello scoop, il marketing sviluppato:
dietro alla figura del “mostro” ruoterà una ditta di rossetti (quindi la moda e la pubblicità), una serie di fumetti sui supereroi per i bambini fino ai 12 anni e una serie di racconti sadomasochisti/porno per i ragazzi fra i 15 e i 20.
E poi la cucina, i pettegolezzi delle massaie, la paura generale…
Tutto questo è il mostro

La fine tragica, malinconica, un po’ ovvia e buonista fa perdere dei punti ma sommariamente rimane un lavoro da non buttare.

DonMax

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