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Recensione su Il mondo di Horten

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30 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

E’ che non sapevo proprio cosa andare al cinema a vedere. E allora ho arrischiato questo. Non veramente bene. Un macchinista di treni svedese.. no, danese.. boh, non mi ricordo più, una di quelle nazioni scandinave tutte identiche, con i treni che percorrono distese piatte di neve bianca (ah, ho capito, A 30 secondi dalla fine di Andrej Konchelowsky… ma davvero tu credi di saper scrivere Konchalowsky? Ecco, ci andava la V. Comunque quello era un film. Anzi, un Film). Allora, abbiamo questo personaggio solitario e strampalato, che se ne sta sempre in disparte, finisce regolarmente chiuso fuori quando gli amici fanno una festa ecc. La cifra stilistica, il modello sono (pesantemente) i personaggi soli sul ciglio del surreale di Kaurismaki (regista da citare agli idioti per apparire snob, ha il nome che alle orecchie di un idiota suona come una bomba H. Non smetterà più di ridere e lo si può lasciare lì e andarsene). Ma, innanzitutto, questo Horten per essere stralunato parla decisamente troppo. Com’è come non è, termina a lieto fine, e mancano i tarallucci e il vino solo per vincoli geografici. E poi è fastidioso, entra e esce nelle case a far succedere le sue cose curiose così, come niente, e nessuno lo vede mai. Magari è un fantasma. Magari è come me che credo sempre che nessuno mi veda mai. Magari è morto e non lo sa. Magari è stupido. O magari son stupidi gli scandinavi, chissà.
Insomma, film non riuscito e che non riesce a strappare il sorriso dove vorrebbe; apprezzabile il tentativo, davvero, ritenta, sarai più fortunato. Se poi non ti viene di nuovo puoi anche fare altro.

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