Recensione su Il mondo dei replicanti

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4 Marzo 2011

Iniziamo dal titolo: la traduzione italiana fa veramente piangere, si vuole richiamare Blade Runner per attirare il pubblico della SF, ma il risultato e’ di allontanarlo presentando il film come una scopiazzatura, si perde poi la parola originale che rappresenta qualcosa di diverso dai replicanti e viene utilizzata in tutto il film (surrogato o anche surrrogo).

Il film: l’idea e’ buona non originalissima, ma in questa veste nuova o almeno io non l’avevo ancora vista. I surrogati sono copie degli umani (più belli di solito) che vengono usati per tutte le attività, mentre l’umano sta in casa collegato ad una poltrona. I surrogati sono meccanici, dei veri e propri robot, si rompono difficilmente, sono molto forti e possono quindi essere usati per tutto senza correre rischi. Esistono anche gli umani che rifiutano i surrogati e vivono in zone specifiche regolamentate da accordi con le zone dei surrogati.

L’idea quindi e’ interessante e poteva portare a sviluppi notevoli: invece si perde in una trama scontata e già vista. Il solito detective con un passato doloroso, l’industria che vuole fare profitti, lo scienziato pentito, l’uomo che si fa sostituire dalle macchine e perde la sua umanità.

Gli attori: Bruce Willis fa la sua parte ma e’ solo, non ha controparti significative: la compagna detective non appassiona, la moglie resta una figura di sfondo, gli altri sono indefinibili.

La realizzazione: non sono stati nemmeno curati gli effetti speciali o la fotografia, poteva essere un film visionario o con grandi combattimenti, scene di lotta, ecc. ecc. invece e’ girato diciamo in modo ‘normale’.

Insomma un’occasione persa.

A quando il nuovo grande film di fantascienza?

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