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Recensione su Il matrimonio di Lorna

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28 aprile 2011

La vittima sacrificale è un reietto della società benestante, è un senza nome, solo Lorna e la madre lo chiamano per nome, è un fantasma, molto più di quanto non lo siano tutti quegli extracomunitari in cerca di una certificato che ne attesti la legittima permanneza in Belgio. E’ un film incentrato sull’identità certificata e sull’identità negata, sono gli extracomunitari che non riconoscono a Claudy null’altro che un nomignolo dispregiativo, spogliandolo della sua umanità, riducendolo ad oggetto.
Lorna non si arrende a questa spoliazione, per solitudine, una solitudine quasi perfetta e totale, per un accidente (è lei fra tutti coloro che lo sfruttano che deve convivere con lui finendo per conoscerlo), si serve di tutte le possibilità che il sistema giuridico belga le offre: ruba la sua cittadinanza, ma poi solo tramite la legge trova uno spiraglio per salvare Claudy, uno spiraglio possibile, anche se non servirà.
Essenziale e commovente, il denaro è il legame di tutti i personaggi, fila continue che regolano le vite di tutti (in fondo ciò che resterà di Claudy sono soldi, anch’essi rifiutati dai parenti), come è nella realtà, ogni relazione è facilmente contabilizzabile (agghiacciante l’ultima spartizione in macchina, alla quale partecipa senza problemi Sokol, appunto denaro, non sentimenti).
La scena più bella è la corsa sorridente di Lorna verso Claudy in bicicletta, un frangente di felicità.
Bravi gli attori, tutti.
C’è un finale davvero terribile, una speranza illusoria, totalmente inventata, totalemte irreale, la speranza è irreale, è illusione.[/

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