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Il marito della parrucchiera

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7 Gennaio 2014 in Il marito della parrucchiera

Il cinema di Leconte é di una salutare lentezza, affascina con il suo incedere pacato. Fa parte di quel cinema d’autore che si fa apprezzare senza strafare.
Il marito della parrucchiera é una storia drammatica, sensuale e insieme tenera, di una sincera quotidianità. Dai desideri fanciulleschi, quell’erotismo felliniano onirico e genuino, alla matura consapevolezza delle passioni. L’amore puro, nella sua semplicità, nell’incedere del quotidiano, che sfocia nella folle tragedia derivante dalla paura di soffrire.
Bravissimi i due attori protagonisti, la Galiena e Rochefort, che, semplicemente, si lasciano andare e brillano di luce propria.
Una favola passionale dall’inutile esito tragico, come solo un cineasta della (migliore) tradizione francese avrebbe potuto partorirla.

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19 Maggio 2012 in Il marito della parrucchiera

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sei stelline e mezza)

Una metafora onirica sull’amore esasperato, intenso e totalizzante tra due individui.
Per quanto ne abbia apprezzato la fotografia, la scenografia, l’estetica in generale e le interpretazioni (Rochefort ha un viso stupefacente, la Galiena è IL corpo, lontanamente felliniano, materno, morbido, accogliente), al contrario non ne ho amato molto il versante smaccatamente metaforico (si tratta di un mio limite, ne convengo).

Leconte, alter-ego di Antoine (e viceversa), accarezza delicatamente con la macchina da presa la Galiena come (azzardo!) Hitchcock sapeva fare con Ingrid Bergman: ho ravvisato piacevomente lo stesso tipo di adorazione, esaltato da una luce spiovente, dorata, che incede più volte teneramente sui suoi capelli e sulle sue carni. Un vero atto di devozione all’essenza femminina di questa bella attrice.

Però, l’addio improvviso di Mathilde, segnato da uno scarto di ritmo improvviso, mi ha fatto sussultare, mi ha intristita improvvisamente: la paura (ir)razionale della fine della letizia può gettare nell’abisso.

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