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Recensione su Il labirinto del Fauno

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10 maggio 2011

E’ un intreccio fra Storia e fiaba che ci racconta di Ofelia, una ragazzina costretta a seguire la mamma dal patrigno, capitano franchista, in un avamposto costruito per debellare un gruppo di ribelli, a cinque anni dalla fine della guerra cibile spagnola.

Bisogna entrare fiduciosi in un mondo favolistico in cui violenza e magia, realtà e immaginazione si contaminano a vicenda. Mentre si sviluppa la storia fra militari e ribelli,fra notabili e domestici, fra patrigno, mamma e bambina, quest’ultima fugge dalla sua realtà, rapita in una storia alternativa governata da un fauno che le crea 3 prove da superare in mondi diversi, per poter tornare in un luogo incantato in cui non esistono bugie e dolore.
E’ tutto molto bello da vedere, molto crudo e sporcato come certe cartoline d’epoca. I due mondi non sono mai separati, se il capitano franchista organizza una cena con i notabili del luogo e il clero per pianificare il taglio dei viveri alla popolazione, la bambina deve sconfiggere un enorme rospo che ingurgita continuamente insetti inaridendo un meraviglioso albero; se la bambina disobbedisce al fauno e alle fate, con rovinose conseguenze, il medico del paese disobbedisce al capitano, due atti di ribellione contro l’obbedienza cieca.
Bisogna farsi rapire dalle porte aperte con il gesso, dai sentieri del labirinto, dai lamenti della mandragola, dai disegni premonitori che appaiono su fogli bianchi, ma nahce dlla violenza dei mostri reali e fantastici, è una piccola storia di resistenza gotica e barocca.
La macchina da presa spesso non stacca, i piani sequenza sono legati dalle ombre e i muri, il tutto è avvolgente.

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