Recensione su Il Grinta

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8 marzo 2011

Io l’ho trovato buono, certo non un classico Coen, ma la loro impronta c’è. E c’è non solo nel tocco di surrealismo che, come già detto, esce fuori ogni tanto, ma anche nell’inizio scoppiettante in cui Mattie infila tutti gli adulti attraverso le sue trattative commerciali e il suo carattere indomito.
E’ un racconto nelle corde dei Coen per quell’etica veterotestamentaria che aleggia sin dall’incipit: è la ricerca di vendetta e la definizione della giustizia all’interno della vendetta. Mattie vuole vendetta, si accontenta della giustizia, impiccare l’assassino, ma vuole una giustizia in qualche modo privata, che l’assassino sia impiccato per il suo di reato. Lo iato vendetta giustizia c’è per tutto il film: per l’entrata di Cogburn interrogato in un’aula di tribunale lì dove si comincia a distinguere cosa è legale e lecito o meno; per il ruolo del texas ranger che stabilisce, a parole, cosa sia o meno una violazione della legge, la rottura del contratto sociale. E’ l’america ai suoi inizi, il senso del western è lì nella definizione, difficile, fra violenza e reato, giustizia e vendetta.
Mattie sicuramente cresce durante il film, ma mi sembra che cresca nella capacità di provare pietà, solo alla fine, quasi a scapito della propria vita, prova pietà per il suo cavallo morente, mentre non riesce a fermare Cogburn per esaudire il desiderio del ragazzo morto, non riesce a fermare se stessa e la sua vendetta privata.
E alla fine ricalca le orme dei suoi due adulti tutelari, anche lei perde qualcosa nel suo percorso di crescita, un handicap fisico che è il prezzo da pagare, il prezzo che lei ricorda all’inizio del film in linea con la sua visione puritana della vita.

Tutti i duelli sono pensati come giostre medievali, fatti sui cavalli, con un rapporto molto fisico fra i due duellanti

1 commento

  1. Stefania / 8 marzo 2011

    Anch’io ho riflettuto sul senso di giustizia di Mattie e sono arrivata alla conclusione che il suo è il senso atavico (biblico!) della pena, quasi perso, oggi. Non parlo di pena di morte in senso stretto, ma di punizione per la specifica colpa commessa, senza attenuanti. Il senso dell’onestà si basava su parametri diversi dai nostri, evidentemente.

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