Recensione su Il Grinta

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21 febbraio 2011

Di El Grinta con il granitico John non ricordo quasi nulla, se non che la ragazzina – mecenate sembrava una venticinquenne, aveva corti capelli color “trecce di Pippi Calzelunghe” ed indossava un camicione.
Penso che il confronto tra quel film e questo Il Grinta, però, sia fine a sé stesso.
Come hanno dichiarato i Coen, il loro Grinta è un adattamento del romanzo di Charles Portis e non un remake della pellicola di Hathaway.
In definitiva, non ho letto ‘sto libro, non ricordo il film del ’69, per cui mi affido solo alle impressioni nate in sala, l’altra sera.
Ho trovato questo lavoro dei Coen godibilissimo, piacevole, gradito agli amanti del genere western, perché -checché se ne dica- ci sono le pistole, ci sono i cavalli, i cappellacci e gli speroni. Perciò, esteticamente, siamo in un vero film di cowboy e non ci piove.
Se, poi, esista un metaracconto, una parabola sottesa, una porta segreta che conduce a mondi narrativi alternativi, vi confesso che non me ne sono accorta e, forse, non mi interessa neppure scoprirlo.
Il Grinta mi è piaciuto per la sua “nitidezza”, per la sua capacità di intrattenere lo spettatore e di mantenerne viva l’attenzione con un registro lineare, fatto di lunghi dialoghi, personaggi ben delineati, addirittura buone scene d’azione, senza l’ossessione di correre a perdifiato dietro alla scena sensazionale, ai leziosismi.

2 commenti

  1. tiresia / 7 marzo 2011

    e gli scontri i duelli, non ricordano quelli medievali?

  2. Stefania / 7 marzo 2011

    @tiresia: Sììììì! 😀 Ci ho pensato anch’io! In particolare, quando si scontrano, all’ultimo sangue, il Grinta e Lucky! Si corrono incontro con le armi spianate come in una giostra medievale! 😉

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