Recensione su Il Grande Lebowski

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The Dude Abides / 15 Gennaio 2014 in Il Grande Lebowski

Nel 1998 uscì un film, un film di cui vorrei parlarvi. Si chiama “il grande Lebowski” e fu realizzato dai fratelli Coen. Il titolo prende il nome dal suo protagonista: Jeffrey Lebowski, che si faceva chiamare il Drugo.

Dopo questa breve presentazione è giusto arrivare a parlare del nocciolo di questo capolavoro, perché di capolavoro trattasi.
Il grande Lebowski è il film perfetto, così, grottesco, strampalato, ma assai profondo e romantico. Tratta temi intensi , tutto ciò però non è così visibile come io invece, banalmente, ve lo espongo. Anzi, di primo acchito lo spettatore non si accorge di ciò che realmente sta vedendo. E’ una commedia divertente, che ha avuto successo e sì, mi sta piacendo”: questo è quello che lo spettatore medio può pensare visionando quest’opera. Ma bisogna annusare, avvertire con tutti i sensi la straordinarietà di quest’opera.
Il termine non è lì a caso, si tratta veramente di qualcosa che va oltre l’ordinario; qualcosa che si eleva con una maestosità da far invidia a King Kong; qualcosa che è sparata violentemente e tutto perfora, come la pallottola di una magnum 44.
Coloro che hanno costruito i colpi e che hanno provveduto a spararli, sono entrambi i fratelli Coen: registi, sceneggiatori e produttori. Poiché questo è il loro capolavoro, a mio modo di vederla non sono riusciti a fare di meglio negli anni.
Il successo che ha avuto l’opera è certamente giusto, perché è un film spassosissimo che ha colpito molti, però non è mai così completo e vero.
Nel senso che ci sono delle cose da dire su questo lungometraggio, delle cose che non tutti sono riusciti a cogliere. A chi, infatti, il film non è piaciuto è per non averci colto quel qualcosa che si insinua tra i dialoghi, gli avvenimenti ed i personaggi. Ma è qualcosa che si lascia solo avvertire blandamente, intravedibile sì, non facilmente, però. E’ quell’aura intensa, quasi divina, che muove i fili e conferisce all’opera una tonalità carica di significato, a tratti satirica (come ad esempio Saddam nel sogno del Drugo, ha un tono satirico, visto che le vicende hanno luogo ai tempi del conflitto con Saddam.)
E’ un mondo nuovo, a parte, quello che hanno architettato i Coen, per questo è un cult amatissimo dai più, perché lo spettatore apprezza questo mondo così fantastico, eppure estremamente realistico, in cui forse si immedesima. La visione può, infatti, rappresentare una fuga dal nostro mondo, pieno di grane e fastidi, per catapultarci nel loro: ed è facile capire come si tratti di un mondo non certo idilliaco, ma comunque accomodante, dove i guai ci sono ma passano in secondo piano, perché magari il tutto si risolve con una partita a Bowling, con un tappeto persiano o un white russian.
Questo mondo tuttora ispira molte feste a tema e, sul Drugo, si è ispirata addirittura una religione, il dudeismo.
Per quanto possa sembrarlo, il grande lebowski non è SOLO questo: non si tratta di una mera pellicola anti-stress, di quelle, poi, se ne trovano a bizzeffe oggigiorno.
No, c’è senz’altro qualcosa di più in questo lavoro. Forse, è nella caratterizzazione e nell’anatomia del Drugo. Infatti, dire che egli sia un personaggio “sui generis” è perfino sbagliato, perché significherebbe decretare a priori che è come gli altri. Lo so che sembra un paradosso, ma dire che ha abbia un suo proprio genere che lo identifica come un personaggio folle ed atipico, significherebbe sì, considerarlo un personaggio diverso dagli altri e forse rivoluzionario, ma al contempo ammettere che sarebbe SOLO un personaggio e, in quanto tale, della stessa categoria ed a tutti gli effetti COME gli altri !
Nossignore, il Drugo è molto di più che un semplice personaggio, egli “sfonda” lo schermo per entrare nella testa e nel cuore di chi guarda il film, diventando un suo eroe, o forse no, ma comunque qualcosa che smette di far parte della memoria o dell’immaginario per penetrare nell’io stesso.
E ciò, è da ammettere, non inquieta più di tanto, poiché, per quanto possa essere ciò che è (e su ciò dopo discuterò), noi vorremmo, almeno in parte, essere lui, pur non potendolo essere.
Jeff Bridges è senz’altro stato formidabile nell’essere il Drugo e lo è stato anche John Goodman che “è” Walter, l’amico rompicogli**i del Drugo, lo “è”, non lo interpreta semplicemente, tanto che è stato bravo Goodman. Non si capisce più se Goodman sia diventato un personaggio dei Coen e quindi Walter sarebbe entrato a far parte del mondo reale.
Eh già…il Drugo non è l’unico importante. Walter, seppur fosse da meno, non lo sarebbe invero molto.
Insieme a loro altri incredibile personaggi vengono costruiti dai Coen: il misterioso ma affascinante Cowboy (il narratore del film, interpretato splendidamente da Sam Elliot, un personaggio simile lo troviamo in altri film dei Coen anche, però in questo funziona alla grande); il perverso Jesus (su cui a lungo si è vociferato un sequel del film); il povero Donnie (che deve chiudere quella fogna !); il vecchio decrepito Lebowski (ma attenzione, l’altro, quello inferiore, il presunto “vincente”, ahimè… tale nel nostro mondo sarebbe, ma in quello dei Coen è un perdente); la bella Maude interpretata da Julian Moore.
Ognuno di coloro che appaiono nel film hanno un ruolo che gli si cuce addosso.
Tutto questo complesso di personaggi prende vita, è animato da un fuoco e da un’atmosfera intrinseca, o forse è perché i Coen si sono ispirati a persone reali per certi personaggi.
E stiamo ovviamente parlando di tutti coloro che nel film appaiono, anche coloro che rivestono un ruolo minore (tipo il poliziotto che arresta il Drugo, ricorda il sergente Hartman a causa del modo in cui viene inquadrato e dai discorsi fascisti che fa; od il tassista che si rifiuta di accompagnare il Drugo e lo scaraventa fuori dal taxi “solamente” perché non sopporta gli Eagles.)
La sceneggiatura imbastita dai Coen è fenomenale, perfetta, e lo è in ogni sua parte.
Tra situazioni assurde e frottesche si sviluppa la storia, ed essa è una storia semplice, tuto sommato.
Infatti, se sommassimo tutti i pregi del film, il totale non basterebbe a rendere totalmente onore onore al valore finale dell’opera. Perché c’è qualcosa di più che alla fin fine si aggiunge al tutto e rende più grande ancora questo film.
Ecco, quando dicevo che ci sarebbe da discutere su cos’è il Drugo e cosa rappresenta è perché, fondamentalmente, non possiamo definire appieno cos’è, ma possiamo solo dare un approssimazione.
Un perdente, un fallito, o forse un vincente ? O addirittura un eroe/anti-eroe ?Ma come dice lo straniero, non dirò nemmeno un eroe, perché cos’è un eroe ? E’ strampalato, pigro, nullafacente, divertente, questo sappiamo di lui, ma in verità non sappiamo niente, egli è consapevole dei propri mezzi, ma davvero sa ciò che è?
Possiamo, dunque, limitarci ad affermare che è un grande, il grande. Il grande Lebowski non è quel vecchio pieno di soldi, il GRANDE Lebowski è il Drugo. The big Lebowski.
Non serve, forse, elencare tutti i pregi del film, non resta altro che gustarselo, quasi quasi lo riguardo anche io, perché ora mi è venuta voglia.
Canzoni fantastiche, scene incredibili, ma, come già detto, non serve a molto elencare i pregi del film, è l’insieme (ed anche di più, come spiegato prima) a rendere questo film ciò che è, cioè un capolavoro immenso, che, finalmente, da un’identità all’idea dei Coen. Il loro stile, che amiamo tanto, lo notiamo in questo film, soprattutto.

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