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Il Grande Lebowski

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Il Grande Lebowski
Regia:

Facce della stessa medaglia. / 8 Agosto 2017 in Il Grande Lebowski

Drugo, Walter Sobchack, il Magnate, Brandt, etc…nient’altro che facce della stessa medaglia: l’America.
I Coen imbastiscono una delle migliori caratterizzazioni dei personaggi nella storia del cinema:
Drugo, hippy-pacifista-nichilista che ama immaginare il mondo come un semplice gioco da tavolo.
Walter, veterano-guerrafondaio che crede solo a se stesso e ai suoi ideali di ferro “forgiati” da coltello e pistola (cercando rifugio nella fede al momento del bisogno).
Jeffrey Lebowski, il Magnate, capitalista-opportunista che non esita a sfruttare qualsiasi mezzo a disposizione pur di accumulare denaro (infrangendo qualsiasi legge, morale e non).
Il tutto “immerso” durante la prima guerra del Golfo, ennesimo conflitto “made in Usa” col pretesto di esportare la democrazia. Che dire, il capolavoro dei Coen, riflessione ironica su cosa siano davvero gli Stati Uniti d’America.

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Troppo hype / 8 Gennaio 2017 in Il Grande Lebowski

Sopravvalutato e gonfiato come nessun altro, forse proprio per le elevate aspettative createsi negli anni che a fine film sono rimasta a bocca asciutta.

Il cult degli anni 90 / 20 Agosto 2016 in Il Grande Lebowski

Che dire di questo capolavoro dei Cohen, credo che tanto sia già stato detto ma non è mai sbagliato tessere le lodi di questo film. Un film uscito nel 1998 e subito diventato di culto, e a ragione. Un mix perfetto di personaggi assurdi e divertenti, a partire dal “Drugo” Lebowski stesso e da Walter, interpretati divinamente da Jeff Bridges e John Goodman. La storia è folle, divertente, imprevedibile, volgare, realmente comica e grottesca, il black humour si spreca così come la ricchezza di altri personaggi incredibili. Insomma, è un qualcosa che più che spiegato va visto, e, credetemi, non ve ne pentirete, anzi, diventerà senz’altro uno dei “must” assoluti, che piaccia il genere o no. Notevole, oltre a tutto questo, anche il resto del cast, che non si limita ad avere grandi nomi, ma sviluppa praticamente per ognuno un personaggio iconico ed indimenticabile: troviamo infatti oltre ai protagonisti, Buscemi, la Moore, Turturro, Hoffmann, Stormare, giusto per dire i principali e c’è persino Flea dei RHCP in un piccolo ruolo.

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Eccezionale! / 20 Luglio 2016 in Il Grande Lebowski

Se sei triste, se non hai voglia di fare nulla e se pensi di avere un senso dell’umorismo che va oltre alle banali battutine da bar: questo film è l’ideale! Fa ridere dal’inizio alla fine, non è scontato né superficiale e fa capire che, alla fine, la vita è bene prenderla come viene! Da vedere, assolutamente.

Noia. / 3 Aprile 2016 in Il Grande Lebowski

Gli ho dato più di un’occasione, ma proprio non riesco a farmelo piacere. Incuriosita dalle critiche che lo decantavano, ho deciso di riguardarlo, ma entrambe le volte mi sono quasi addormentata dalla noia. Ho trovato il protagonista egoista e noioso, basta, abbiamo capito che ti hanno pisciato sul tappeto!

Riflessioni su Il grande Lebowski / 8 Gennaio 2016 in Il Grande Lebowski

I Coen non ne sbagliano una. Pellicola divertente, vera e propria filosofia di vita. Difficile non apprezzarla grazie anche al pizzico psichedelico che da una spinta in più, scusate l’allitterazione. Consigliata per una visione leggera ma che lascia un segno.

Questo è un cult?! / 18 Dicembre 2015 in Il Grande Lebowski

Se questo è un cult, io smesso di vedere film perchè allora non ho capito niente!
Per carità, una commedia frizzante, con qualche colpo di scena, personaggi eccentrici e sbalorditivi, Jeff Bridges interpreta un personaggio fatto su misura per lui: svogliato, pigro, sognatore, bravo davvero. E Goodman che forse in questo ruolo è anche di bravura superiore.
Ma a parere mio, questa pellicola resta sullo stesso piano dall’inizio alla fine, niente di niente, una storia raccontata e messa lì. A molti può piacere, ma non trovo niente che lo possa collocare nell’olimpo dei “cult”.
Forse non ho saputo coglierne il senso (perchè i Cohen magari sono anche così) o forse l’averlo visto in 3 riprese per via della noia (manco col “Signore Degli Anelli”!!!)… fatto sta che per me vale un 4, cattivo e crudele.

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The Dude. / 30 Agosto 2015 in Il Grande Lebowski

Mitico! Chiunque riuscisse ad emulare l’atteggiamento del “Drugo” sarebbe di certo un personaggio interessante. Questo film è rilassante, divertente, unico. Adoro il modo grottesco, e il richiamo ad una forma di vita più semplice, che tutti dovremmo assimilare. Al diavolo la frenesia, l’ambizione e i soldi.

“E di cosa ti occupi nel tempo libero?”
“Mah, le solite cose. Bowling, un giro in macchina, un trip d’acido quando capita.”

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11 Maggio 2015 in Il Grande Lebowski

Il Grande Lebowski è un film assolutamente mitico, il cult anni ’90 per definizione.
Il più classico dei plot, quello della commedia degli equivoci, viene rivisitata in salsa noir (l’intreccio è parzialmente ispirato da Il grande sonno di Chandler) facendone scaturire una serie di situazioni memorabili.
La forza di questa storia così surreale è però nella caratterizzazione di un’accozzaglia di personaggi che ha pochi eguali nella storia del cinema.
C’è Jeffrey Lebowski detto il Drugo (the Dude, interpretato da un grandissimo Jeff Bridges): un rozzo e sconclusionato nullafacente, che veste di uno sciatto ai limiti del commovente, beve White Russian a qualsiasi orario, fuma spinelli e rimpiange gli anni da hippy.
C’è il Walter di John Goodman, un ex marine di origine polacca convertitosi all’ebraismo. Personaggio memorabile nella sua imprevedibile schizofrenia, il più riuscito insieme al Drugo.
C’è il Donny di Steve Buscemi, uno dei più grandi caratteristi di Hollywood.
C’è il Jesus di un irriconoscibile John Turturro, che pur comparendo in pochissime scene è protagonista di alcuni dei momenti più esilaranti dell’intera pellicola.
E che dire dei Nichilisti o del Brandt del compianto Philip Seymour Hoffman?
Una colonna sonora fantastica accompagna grandiosamente scene immortali, tra cui spiccano le due sequenze oniriche sulle note di The man in me e Just dropped in. Due momenti imprescindibili, tra surrealismo e psicanalisi.
Il Grande Lebowski resterà uno dei film più belli e interessanti dei Coen, probabilmente quello che più si avvicina al tanto abusato concetto di genialità.

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Oltre al mito di Drugo / 5 Marzo 2015 in Il Grande Lebowski

Gli anni Novanta hanno sfornato tonnellate di blockbusters, ma nel pelago del mediocre entertainment si sono fatti strada titoli destinati all’eternità. Uno di questi è l’esilarante Lebowski dei Coen, ambientato nel sottobosco umano della California più suburbana, tra pigri e panciuti campioni del fancazzismo. Vestiti sciattamente (come dimenticare quelle scarpette da mare in gomma beige), dotati di una proprietà lessicale da bignami del sussidiario elementare (con punte paradossali di perle filosofiche), Lebowski e i suoi strampalati amici del bowling vengono risucchiati in un tipico plot da racconto hard-boiled, dove l’avvenente bionda moglie del milionario scompare e l’alcolico detective privato di turno si mette in qualche modo (anzi, viene messo suo malgrado) sulle sue tracce.
Rivedere questo film è un atto gioioso. Forse di quel Turturro in completo rosa, di quel Buscemi classico idiota o di quel lacchè di un Seymour Hoffman ne avevi a suo tempo ingigantito la portata umoristica, e col senno di poi li trovi un po’ meno brillanti. Ma Jeff Bridges resta un irresistibile fumatissimo sbandato, e John Goodman – oh-my-God! John Goodman! – riguardatevelo con quei braghini, quei calzini e quegli occhialoni sotto al taglio da marine, quale magnifico, colossale personaggio è uscito da quelle trippe! Un mostro di comicità, isteria, tenerezza. Adorabile.
Un po’ come accadde per Blues Brothers, ‘Il grande Lebowski’ è sempre stato considerato un cult-movie; le scene che sono rimaste nel mito sono quelle lisergiche, quei trip assurdi che ricordano gli elefanti rosa di Dumbo, nonchè ogni gag o situazione che sottolineasse lo scazzo allo stato larvale del protagonista. A quarant’anni magari passa la voglia di identificarsi con lo sbandatone giuggiolone, e forse ci si può gustare con più attenzione le piccole meraviglie disseminate dai Coen lungo la pellicola. Sì, certamente un mito, ma anche e soprattutto un magnifico film, coloratissima parodia delle detective stories losangeline.

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14 Novembre 2014 in Il Grande Lebowski

Sceneggiatura e cast perfetti. Le battute e i personaggi restano per anni. Una delle migliori commedie di sempre.

basta il cast / 23 Settembre 2014 in Il Grande Lebowski

Basta qualche nome : jeff Bridges, John goodman, Julianne moore ,Steve Buscemi
ne scrivo 4 dovrei scriverli tutti
insomma un film eccezionale dall’inizio ( notare la canzone The Man In Me di bob dylan)
alla fine….. una trama intrecciata e divertente con personaggi particolari e fuori dal comune
Sam Elliott nel finale è qualcosa di spettacolare!!!

“Stai per entrare in una valle di lacrime!” / 6 Aprile 2014 in Il Grande Lebowski

Con Il Grande Lebowski i fratelli Coen giocano coi registri: toni da noir, da commedia, da dramma e da pellicola d’azione vengono mescolati e armoniosamente distribuiti su un’ora e cinquanta di film. Trama che, escludendo il pretesto iniziale (quel fantomatico e prezioso tappeto), potrebbe essere frutto di una storia criminale come tante, di un “pulp” americano girato egregiamente, con dialoghi superbi e colpi di scena ben inseriti. Dove sta quindi la bravura dei Coen? Nel bilanciamento dei vari generi, come già detto. Ma, soprattutto, nei suoi folli e stravaganti personaggi. Il Drugo, Walter, Jesus e tutti gli altri sono personaggi surreali, di quelli che sembrano uscire da un contesto poco legato alla storia narrata. Tutte parodie, caricature. Curate ed impreziosite dai loro modi di fare e dai loro modi di essere. La strafottenza del Drugo e l’irascibilità perenne di Walter sono solo due degli esempi più evidenti di cui è colma questa pellicola.
Aggiungete al tutto anche una colonna sonora dotata di una selezione di brani squisitamente azzeccati, e il risultato è un film che vale la pena vedere.

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Il fascino del nulla aka il fascino delle cose semplici / 10 Febbraio 2014 in Il Grande Lebowski

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un protagonista in apparente conflitto con la propria identificazione sociale ma anche in ottimissimi rapporti col proprio ego che vive fluttuando intorno e mai si avvicina alle solite azioni scontate. Una vicenda evanescente che avanza liscia come una lieve salita, e che giunge a non so cosa. Non geniale come molti giurerebbero.

GRANDE AL CENTO PER CENTO / 7 Febbraio 2014 in Il Grande Lebowski

CAPOLAVORO GENIALE E SI…..SURREALE.
Drugo ( Jeff Bridges ) e’ da 10 e lode ,ma anche Walter ( John Goodman ) non e’ da meno e insieme danno vita ad un film divertentissimo e unico nel suo genere.
Un pelo lungo ,maaaaaa non si puo’ non guardare

Non sono all’altezza / 18 Gennaio 2014 in Il Grande Lebowski

Premetto che a naso avevo deciso d’istinto di schivare questa pellicola sin dalla sua uscita, poi leggendo qui delle recensioni molto positive, ho deciso di vederla superando stupidi pregiudizi. Probabilmente non sono io all’altezza di capire certi “capolavori” ma come mi accade in pochissimi casi ho deciso di interrompere la visione prima dei titoli di coda, per manifesta noia sopraggiunta. Il film è del tutto surreale, ci presenta protagonisti improbabili che nella vita hanno in comune la sola passione per il gioco del bowling e lo sbarcare il lunario con la minor fatica possibile. Benissimo abbiamo ingredienti per un discreto o buon film comico, ma le battute sono banali, e nessuno del cast ha il carisma di prendersi la trama sulle spalle e farla decollare. Jeff Bridges si immedesima bene nella parte, ma è troppo “figo” per essere credibile, gli altri sono pura manovalanza di Hollywood mortificati anche dai limiti strutturali del lungometraggio. Nel complesso un film che io stronco in modo netto, ma col beneficio del dubbio, che sia io a non essere all’altezza di apprezzare certi sofismi, certi dialoghi al limite del subnormale, certo “nulla” d’autore che va tanto per la maggiore tra i critici più rinomati. Buona visione.

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The Dude Abides / 15 Gennaio 2014 in Il Grande Lebowski

Nel 1998 uscì un film, un film di cui vorrei parlarvi. Si chiama “il grande Lebowski” e fu realizzato dai fratelli Coen. Il titolo prende il nome dal suo protagonista: Jeffrey Lebowski, che si faceva chiamare il Drugo.

Dopo questa breve presentazione è giusto arrivare a parlare del nocciolo di questo capolavoro, perché di capolavoro trattasi.
Il grande Lebowski è il film perfetto, così, grottesco, strampalato, ma assai profondo e romantico. Tratta temi intensi , tutto ciò però non è così visibile come io invece, banalmente, ve lo espongo. Anzi, di primo acchito lo spettatore non si accorge di ciò che realmente sta vedendo. E’ una commedia divertente, che ha avuto successo e sì, mi sta piacendo”: questo è quello che lo spettatore medio può pensare visionando quest’opera. Ma bisogna annusare, avvertire con tutti i sensi la straordinarietà di quest’opera.
Il termine non è lì a caso, si tratta veramente di qualcosa che va oltre l’ordinario; qualcosa che si eleva con una maestosità da far invidia a King Kong; qualcosa che è sparata violentemente e tutto perfora, come la pallottola di una magnum 44.
Coloro che hanno costruito i colpi e che hanno provveduto a spararli, sono entrambi i fratelli Coen: registi, sceneggiatori e produttori. Poiché questo è il loro capolavoro, a mio modo di vederla non sono riusciti a fare di meglio negli anni.
Il successo che ha avuto l’opera è certamente giusto, perché è un film spassosissimo che ha colpito molti, però non è mai così completo e vero.
Nel senso che ci sono delle cose da dire su questo lungometraggio, delle cose che non tutti sono riusciti a cogliere. A chi, infatti, il film non è piaciuto è per non averci colto quel qualcosa che si insinua tra i dialoghi, gli avvenimenti ed i personaggi. Ma è qualcosa che si lascia solo avvertire blandamente, intravedibile sì, non facilmente, però. E’ quell’aura intensa, quasi divina, che muove i fili e conferisce all’opera una tonalità carica di significato, a tratti satirica (come ad esempio Saddam nel sogno del Drugo, ha un tono satirico, visto che le vicende hanno luogo ai tempi del conflitto con Saddam.)
E’ un mondo nuovo, a parte, quello che hanno architettato i Coen, per questo è un cult amatissimo dai più, perché lo spettatore apprezza questo mondo così fantastico, eppure estremamente realistico, in cui forse si immedesima. La visione può, infatti, rappresentare una fuga dal nostro mondo, pieno di grane e fastidi, per catapultarci nel loro: ed è facile capire come si tratti di un mondo non certo idilliaco, ma comunque accomodante, dove i guai ci sono ma passano in secondo piano, perché magari il tutto si risolve con una partita a Bowling, con un tappeto persiano o un white russian.
Questo mondo tuttora ispira molte feste a tema e, sul Drugo, si è ispirata addirittura una religione, il dudeismo.
Per quanto possa sembrarlo, il grande lebowski non è SOLO questo: non si tratta di una mera pellicola anti-stress, di quelle, poi, se ne trovano a bizzeffe oggigiorno.
No, c’è senz’altro qualcosa di più in questo lavoro. Forse, è nella caratterizzazione e nell’anatomia del Drugo. Infatti, dire che egli sia un personaggio “sui generis” è perfino sbagliato, perché significherebbe decretare a priori che è come gli altri. Lo so che sembra un paradosso, ma dire che ha abbia un suo proprio genere che lo identifica come un personaggio folle ed atipico, significherebbe sì, considerarlo un personaggio diverso dagli altri e forse rivoluzionario, ma al contempo ammettere che sarebbe SOLO un personaggio e, in quanto tale, della stessa categoria ed a tutti gli effetti COME gli altri !
Nossignore, il Drugo è molto di più che un semplice personaggio, egli “sfonda” lo schermo per entrare nella testa e nel cuore di chi guarda il film, diventando un suo eroe, o forse no, ma comunque qualcosa che smette di far parte della memoria o dell’immaginario per penetrare nell’io stesso.
E ciò, è da ammettere, non inquieta più di tanto, poiché, per quanto possa essere ciò che è (e su ciò dopo discuterò), noi vorremmo, almeno in parte, essere lui, pur non potendolo essere.
Jeff Bridges è senz’altro stato formidabile nell’essere il Drugo e lo è stato anche John Goodman che “è” Walter, l’amico rompicogli**i del Drugo, lo “è”, non lo interpreta semplicemente, tanto che è stato bravo Goodman. Non si capisce più se Goodman sia diventato un personaggio dei Coen e quindi Walter sarebbe entrato a far parte del mondo reale.
Eh già…il Drugo non è l’unico importante. Walter, seppur fosse da meno, non lo sarebbe invero molto.
Insieme a loro altri incredibile personaggi vengono costruiti dai Coen: il misterioso ma affascinante Cowboy (il narratore del film, interpretato splendidamente da Sam Elliot, un personaggio simile lo troviamo in altri film dei Coen anche, però in questo funziona alla grande); il perverso Jesus (su cui a lungo si è vociferato un sequel del film); il povero Donnie (che deve chiudere quella fogna !); il vecchio decrepito Lebowski (ma attenzione, l’altro, quello inferiore, il presunto “vincente”, ahimè… tale nel nostro mondo sarebbe, ma in quello dei Coen è un perdente); la bella Maude interpretata da Julian Moore.
Ognuno di coloro che appaiono nel film hanno un ruolo che gli si cuce addosso.
Tutto questo complesso di personaggi prende vita, è animato da un fuoco e da un’atmosfera intrinseca, o forse è perché i Coen si sono ispirati a persone reali per certi personaggi.
E stiamo ovviamente parlando di tutti coloro che nel film appaiono, anche coloro che rivestono un ruolo minore (tipo il poliziotto che arresta il Drugo, ricorda il sergente Hartman a causa del modo in cui viene inquadrato e dai discorsi fascisti che fa; od il tassista che si rifiuta di accompagnare il Drugo e lo scaraventa fuori dal taxi “solamente” perché non sopporta gli Eagles.)
La sceneggiatura imbastita dai Coen è fenomenale, perfetta, e lo è in ogni sua parte.
Tra situazioni assurde e frottesche si sviluppa la storia, ed essa è una storia semplice, tuto sommato.
Infatti, se sommassimo tutti i pregi del film, il totale non basterebbe a rendere totalmente onore onore al valore finale dell’opera. Perché c’è qualcosa di più che alla fin fine si aggiunge al tutto e rende più grande ancora questo film.
Ecco, quando dicevo che ci sarebbe da discutere su cos’è il Drugo e cosa rappresenta è perché, fondamentalmente, non possiamo definire appieno cos’è, ma possiamo solo dare un approssimazione.
Un perdente, un fallito, o forse un vincente ? O addirittura un eroe/anti-eroe ?Ma come dice lo straniero, non dirò nemmeno un eroe, perché cos’è un eroe ? E’ strampalato, pigro, nullafacente, divertente, questo sappiamo di lui, ma in verità non sappiamo niente, egli è consapevole dei propri mezzi, ma davvero sa ciò che è?
Possiamo, dunque, limitarci ad affermare che è un grande, il grande. Il grande Lebowski non è quel vecchio pieno di soldi, il GRANDE Lebowski è il Drugo. The big Lebowski.
Non serve, forse, elencare tutti i pregi del film, non resta altro che gustarselo, quasi quasi lo riguardo anche io, perché ora mi è venuta voglia.
Canzoni fantastiche, scene incredibili, ma, come già detto, non serve a molto elencare i pregi del film, è l’insieme (ed anche di più, come spiegato prima) a rendere questo film ciò che è, cioè un capolavoro immenso, che, finalmente, da un’identità all’idea dei Coen. Il loro stile, che amiamo tanto, lo notiamo in questo film, soprattutto.

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7 Gennaio 2014 in Il Grande Lebowski

Carino ma niente di fenomenale….

L’ allegra ballata dei perdenti… / 14 Novembre 2013 in Il Grande Lebowski

“Nel lontano Ovest conoscevo un tipo, un tipo di cui voglio parlarvi. Si chiamava Jeffrey Lebowski. O almeno così lo avevano chiamato gli amorevoli genitori. Ma lui non se ne serviva più di tanto. Jeffrey Lebowski si faceva chiamare “il drugo…”

Con questa romantica ed un pò vaneggiante introduzione servitaci da una calda e profonda “voce over”, di quello che poi durante il film identificheremo come “Lo Straniero”, i Coen Bros. imbastiscono, un pò fra il serio e il faceto, la storia, o meglio, la non storia, che il duo di registi vuol raccontarci. Sullo sfondo di una Los Angeles demenziale, che dopo “Pulp Fiction” sembra essere diventato il perfetto luogo di situazioni e personaggi decisamente sui generis, prendono vita le gesta di Jeffrey Lebowski, un fannullone di città senza arte nè parte, capelli e barba lunga, vestito di stracci, un rassegnato ed anacronistico hippie che passa le sue giornate fra spinelli, bicchieri di white russian e lunghe partite a bowling con gli amici. Jeffrey, o meglio “Drugo”, schiacciato dalla sua amata routine, si ritrova però catapultato, causa una ingombrante omonimia, a vivere un sequela imbarazzante di stralunati equivoci, quando una sera, tornando nel suo appartamento, troverà ad aspettarlo due scagnozzi di uno strozzino che lo intimano, senza andare troppo per il sottile, di restituire il denaro che sua moglie deve al loro boss. Capito in brevissimo tempo lo scambio di persona e dopo una profanante pisciata sul tappeto del povero Jeffrey, i due se ne vanno sbattendo la porta. Si parlava di scambio di persona, ebbene si, perchè la città degli angeli, si scoprirà, “patria” di due Jeffrey Lebowski, il primo è Drugo, l’altro è un ricco magnate paraplegico la cui giovane e troieggiante moglie ha qualche conto in sospeso in giro per la città, indebitata fino al collo perfino con un noto pornografo. La storia parte da qui per poi prendere pieghe inaspettate, esilaranti e decisamente grottesche, ma il tutto si risolverà nella famosa bolla di sapone, non senza però gustosi colpi di scena e momenti più “tragici”. La trama del film è particolarmente non sense e le vicende tutte sopra le righe, Drugo ed i suoi fidati amici Walter (interpretato da un perfetto John Goodman) e Donnie (un delizioso Steve Buscemi) si rirovano invischiati in bizzarre disavventure che li schioderanno in qualche modo dalla loro immobilità ma alla fine dei giochi, li ricondurranno, sempre e comunque, al loro vecchio, caro e monotono Bowling.
Come spesso succede, il nocciolo e la poetica di ogni film dei Coen sono, necessariamente, il caso e il fato, tutto ciò sembra avvenire, si casualmente, ma non senza avvertire la presenza costante di un’entità invisibile e silenziosa che sembra sghignazzarsela senza ritegno, dinnanzi alle catastrofi che travolgono e spiazzano i protagonisti delle vicende. Questa entità “grigia” potrebbe, perchè no, celarsi proprio dietro i due Coen, i quali, più che mai autori delle loro trame, non possono non divertirsi come bambini vivaci nel paese dei balocchi ad orchestrare queste mirabolanti e grottesche situazioni che non conducono assolutamente in nessun posto, se non al punto d’origine, al punto dove tutto ha inizio.
“Il Grande Lebowski”, in special modo, non è altro che un giro di giostra estremamente raffinato, uno spaccato di esistenze prive di interesse, di personaggi privi di importanza o verve, inquadrati però con occhio indulgente ed innamorato, tutti ben delineati e ottimamente caratterizzati, da Drugo, ‘scoglionatissimo’ esponente degli ormai trapassati seventies che non si conforma ai tempi, a Walter, fanatico ed ormai mentalmente perso reduce del Vietnam con la fissa delle regole, passando per Donnie, silenziosa spalla dei due, mite presenza che fa solo domande, ricevendo indifferenza ed insulti, o il ricco Lebowski, tipico esemplare della classe dirigente americana, un pò ca**one ma con fare da burbero padrone, fino ad arrivare all’irresistibile ed estemporaneo cameo, che nulla c’entra con i fatti narrati, del campione di bowling Jesus Quintana, un geniale John Turturro, personaggio tipicamente coeniano. Ogni cosa è orchestrata con minuzia, capacità e autorialità non esagerata, perchè Joel e Ethan Coen, pur essendo degli autori a tutti gli effetti, non sembrano volerlo far notare troppo.
E’ dunque un film tipico ma allo stesso tempo atipico per la filmografia del duo, senza dubbio riuscito, ma mai troppo uguale ad altre loro opere. “Il grande Lebowski” ha dunque tutte le carte in regola per restare, a lungo, il film di culto (non per forza il più bello) o il film di riferimento per il quale Joel & Ethan Coen verranno sempre ricordati, sia, probabilmente, dal cinefilo più accanito che dall’amatore casuale. Un marchio di fabbrica, un pò come “Smoke on the water” è stata per i Deep Purple.

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23 Luglio 2013 in Il Grande Lebowski

17 Luglio 2013 in Il Grande Lebowski

L’ho trovato piuttosto noioso e decisamente sopravvalutato

Capolavoro / 30 Aprile 2013 in Il Grande Lebowski

Un capolavoro assoluto, magnifica la regia dei Coen, bellissima la filosofia che pervade tutto il film e personaggi MONUMENTALI, non cen’è uno che non sia descritto e interpretato alla perfezione!

8 / 28 Aprile 2013 in Il Grande Lebowski

Di solito i film dei fratelli Coen non mi entusiasmano mai… ma questo è film d’eccezione! Grandi Jeff Bridges e John Goodman, quest’ultimo IMMENSO 😀 !!! L’ho trovato divertente e geniale…… decisamente da vedere e rivedere varie volte!!

Semplicemente perfetto! / 8 Gennaio 2012 in Il Grande Lebowski

Un capolavoro! Da vedere e rivedere. Un personaggio fondamentale: Il Drugo!! Un fannullone buon a nulla, pigro, scazzato, svogliato, ingenuo, ma assolutamente irresistibile. Comprimari di spessore, uno su tutti: Walter!! Un veterano del Vietnam convinto di essere ancora dietro le linee nemiche, che non pensa ad altro che al bowling e ai giorni di riposo imposti dalla dottrina ebraica. Una storia azzeccata e più sfaccettata di quel che si possa credere. Una colonna sonora epocale. Gag da pisciarsi sotto (ammesso che vi pisciate sotto per cose di questo genere). Insomma, un “must” assoluto. Un pezzo da Olimpo. Se non mi credete, recatevi al “Leboski Fest!!” che si organizza in diverse città e…buon White Russian!!

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13 Agosto 2011 in Il Grande Lebowski

Mi aspettavo di più. Ottimo John Goodman, storia inconcludente e confusa.

Bis / 6 Agosto 2011 in Il Grande Lebowski

In attesa del secondo capitolo (speriamo a breve) ho rivisto per l’ennesima volta e con immutato piacere il primo capitolo.
Che personaggio il grande Drugo! Un vero Oblomov dei nostri tempi, ma molto più positivo, più umano, tanto da ispirare una simpatica religione che in America ha miglia di “fedeli”. Visto il carattere del suo ispiratore, anche il dudeismo non è una religione molto combattiva, diciamo che segue la corrente.

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5 Agosto 2011 in Il Grande Lebowski

A giudicare dai voti alti degli altri utenti sembra proprio che sia stata l’unica a non capire il senso di questo film… sarà.

Il Dudeismo! / 2 Febbraio 2011 in Il Grande Lebowski

Che dire, ha persino ispirato una nuova religione!

http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_01/tortora-dudeismo_cbf8820c-2e24-11e0-8740-00144f02aabc.shtml

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