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Recensione su Il grande dittatore

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21 maggio 2015

La storia del cinema passa da qui.
Mentre infuriava il secondo conflitto mondiale (era il 1940), Chaplin scrisse, diresse e produsse, in un generale contesto di cauta riluttanza, questa parodia della Germania nazista e del suo fuhrer, Adolf Hitler.
La svastica si trasforma in una doppia croce, la nazione tedesca diventa la Tomania, Hitler è chiamato Hynkel, ma è tutto ovviamente ben riconoscibile.
Una pellicola che è, innanzitutto, un concentrato di scene memorabili, tra cui spicca il primo discorso alla folla di Hynkel, vero capolavoro recitativo di Chaplin, che per la prima volta in un film parla e lo fa scimmiottando l’atteggiamento autoritario del Fuhrer. Una scena improvvisata ma fortemente esilarante (la parlata che sfuma in attacchi di tosse, i microfoni che si piegano come spaventati).
Altra scena entrata nell’immaginario collettivo è quella, celeberrima, di Hynkel che danza giocando con il mappamondo gonfiabile, sulle note del Preludio del Lohengrin di Wagner (stessa aria che accompagnerà il discorso finale del barbiere spacciatosi per Hynkel).
Chaplin interpreta Hynkel ma anche il barbiere ebreo suo sosia, un personaggio che rappresenta una continuità con Charlot, anche se stavolta, per l’appunto, parla. E lo fa in modo commovente, nel finale, con il discorso pacifista alla folla.
Le scene dell’incontro tra Hynkel e Bonito Napoloni (Benzino Napaloni nell’originale, parodia di Mussolini) sono tra le più esilaranti della pellicola (con lo humor che gioca sulla volontà di primeggiare dei due dittatori). Questa parte fu soggetta ad ampie censure nelle prime edizioni italiane, ancorché uscite dopo la caduta del regime. Alcune di tali scelte permangono tuttora: in lingua originale l’Italia è chiamata Bacteria, per denunziare l’abuso mussoliniano di armi chimiche nella guerra in Etiopia, mentre nel doppiaggio italiano il termine viene addolcito in Batalia).
Tra le altre scene memorabili, ma forse meno famose, la rasatura al ritmo della Danza ungherese n. 5 di Brahms, e le scene iniziali ambientate durante il primo conflitto mondiale.

Il Grande Dittatore è un film sulla storia entrato nella storia.
Chaplin, dopo che le crudeltà dell’olocausto vennero alla luce, ammise che se avesse saputo delle efferatezze che il nazismo aveva commesso (o che si preparava a commettere, visto che era solo il 1940), probabilmente non avrebbe scherzato in quel modo su quegli avvenimenti.
Eppure la forza di questo film, seppur giudicando col senno di poi, sta proprio in questo: nella capacità di demolire con l’ironia uno dei personaggi più crudeli e folli della storia moderna.

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