1940

Il grande dittatore

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Il grande dittatore
Il grande dittatore

Dopo aver perso la memoria a causa di un incidente aereo durante la I Guerra Mondiale, un barbiere ebreo passa numerosi anni ricoverato in ospedale; quando ritorna alla sua bottega, trova il suo quartiere trasformato in ghetto e la sua gente vessata dai soprusi della polizia militare, le famigerate camicie grigie: al potere infatti è salito il dittatore Adenoid Hynkel, nazionalista ad oltranza e promotore di una campagna di dura repressione nei confronti della popolazione ebraica. Mentre Hynkel pianifica il suo folle piano di conquista del mondo, il barbiere viene coinvolto nella cospirazione contro il dittatore...
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Great Dictator
Attori principali: Charlie ChaplinJack OakieReginald GardinerHenry DaniellBilly GilbertPaul Weigel, Paulette Goddard, Grace Hayle, Maurice Moscovitch, Emma Dunn, Bernard Gorcey, Carter DeHaven, Eddie Gribbon, Rudolph Anders, Nita Pike, George Lynn, Chester Conklin, Esther Michelson, Hank Mann, Florence Wright, Eddie Dunn, Wheeler Dryden, Fred Aldrich, Richard Alexander, Sig Arno, William Arnold, Joe Bordeaux, Don Brodie, Gino Corrado, John Davidson, Max Davidson, Lew Davis, Pat Flaherty, Bud Geary, Sam Harris, Eddie Hart, Leyland Hodgson, William Irving, Charles Irwin, Ethelreda Leopold, Torben Meyer, Bert Moorhouse, Nellie V. Nichols, Manuel París, Jack Perrin, Lucien Prival, Cyril Ring, Henry Roquemore, Tiny Sandford, Hans Schumm, Harry Semels, Charles Sullivan, Carl Voss, Leo White, Harry Wilson, Hans Conried, Francis Ernest Drake, Francesca Santoro, Leonard Walker
Regia: Charlie Chaplin
Sceneggiatura/Autore: Charlie Chaplin
Colonna sonora: Meredith Willson, Charlie Chaplin
Fotografia: Karl Struss, Roland Totheroh
Costumi: Ted Tetrick
Produttore: Charlie Chaplin
Produzione: Usa
Genere: Commedia
Durata: 125 minuti

Semplicemente fantastico / 17 Luglio 2017 in Il grande dittatore

Film del 1940 che parla ancora di temi attuali e che, con grande ironia critica la società dell’epoca, in particolar modo Hitler. Il discorso finale è valido ancora oggi nel 2017 e non c’è nient’altro da dire

Combattiamo tutti per un mondo nuovo… / 19 Settembre 2016 in Il grande dittatore

Ho rivisto questo film (doppiaggio con Oreste Lionello) dopo quasi trent’anni, ma forse oggi l’ho apprezzato più di allora.
Siamo abituati ad un comicità fatta di tante parole, spesso volgari, di dialoghi troppo veloci. Chaplin, anche se questo è il suo primo film “parlato”, continua a farci sorridere, come allora, con il suo umorismo malinconico e grottesco costruito sul linguaggio del corpo, sulla mimica facciale. Chaplin non usa quasi mai primi piani, riprende le scene teatralmente, la camera difficilmente segue l’attore.
Hynkel che gioca con il mappamondo, il “balletto” del barbiere dopo la padellata, la gestualità nella rasatura del cliente al ritmo di Brahms, sono scene che difficilmente si potranno dimenticare. Nel discorso iniziale di Hynkel, Chaplin unisce al linguaggio del corpo quello vocale, e non importa cosa dice, la sua parodia del führer è unica e chiara.
“Combattiamo tutti per un mondo nuovo … Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio.
Sul discorso all’umanità (e ad Hannah) non posso aggiungere niente di nuovo, se non dire che mi commuove tutte le volte che lo ascolto. Retorico? Sì, ma dopo tanti anni sempre attuale!
Da vedere assolutamente, un vero capolavoro.

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Un unico discorso / 3 Marzo 2016 in Il grande dittatore

Conosciamo tutti il discorso finale de Il grande dittatore, ma l’errore di fondo e non notare che il discorso di Chaplin comincia subito e dura ben due ore, si tra sorrisi, parodie e scene quotidiane, ma il concetto è quello ed il finale lo racchiude.
L’arte rappresa in questo film sta non solo nel concetto, ma quando questo è stato espresso ed a quale costo dal sommo Charlie, un periodo nel quale la sua idea è stata travisata e snobbata da molti, ma lui era avanti e lo è ancora e lo sarà sempre.
Un film che ha fatto storia, fa parte della storia e piu’ ci allontaniamo dall’epoca passata, piu’ pulsa la voglia del grande dittatore di farsi sentire..

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Le grandi parole / 11 Gennaio 2016 in Il grande dittatore

Difficilissimo recensire IL cinema.
La comicità di Chaplin è invecchiata, molto, spesso è invecchiata male. Una comicità molto fisica, che ha fatto scuola, e questo probabilmente ne ha saturato (per me) le possibilità di godimento. All’ennesimo capitombolo, alla terza padellata in testa la risata è sempre più una forma di reverente rispetto per il mito piuttosto che genuino moto dell’animo. L’ho detto, ora posso tirare un sospiro di sollievo.

Che cosa aggiungere? Ne sappiamo, tutti. Film coraggioso, epocale. Il monologo finale mi ha conquistato e commosso, perché il pericolo di sfociare nella banale oratoria si affaccia, a volte, ma viene sempre ricacciato indietro dall’intensità di Chaplin, dalla genuina e direi quasi infantile purezza con cui CREDE in quelle ora magnifiche (poiché illuminate di verità) parole.

Quel monologo vale il mio 9.

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21 Maggio 2015 in Il grande dittatore

La storia del cinema passa da qui.
Mentre infuriava il secondo conflitto mondiale (era il 1940), Chaplin scrisse, diresse e produsse, in un generale contesto di cauta riluttanza, questa parodia della Germania nazista e del suo fuhrer, Adolf Hitler.
La svastica si trasforma in una doppia croce, la nazione tedesca diventa la Tomania, Hitler è chiamato Hynkel, ma è tutto ovviamente ben riconoscibile.
Una pellicola che è, innanzitutto, un concentrato di scene memorabili, tra cui spicca il primo discorso alla folla di Hynkel, vero capolavoro recitativo di Chaplin, che per la prima volta in un film parla e lo fa scimmiottando l’atteggiamento autoritario del Fuhrer. Una scena improvvisata ma fortemente esilarante (la parlata che sfuma in attacchi di tosse, i microfoni che si piegano come spaventati).
Altra scena entrata nell’immaginario collettivo è quella, celeberrima, di Hynkel che danza giocando con il mappamondo gonfiabile, sulle note del Preludio del Lohengrin di Wagner (stessa aria che accompagnerà il discorso finale del barbiere spacciatosi per Hynkel).
Chaplin interpreta Hynkel ma anche il barbiere ebreo suo sosia, un personaggio che rappresenta una continuità con Charlot, anche se stavolta, per l’appunto, parla. E lo fa in modo commovente, nel finale, con il discorso pacifista alla folla.
Le scene dell’incontro tra Hynkel e Bonito Napoloni (Benzino Napaloni nell’originale, parodia di Mussolini) sono tra le più esilaranti della pellicola (con lo humor che gioca sulla volontà di primeggiare dei due dittatori). Questa parte fu soggetta ad ampie censure nelle prime edizioni italiane, ancorché uscite dopo la caduta del regime. Alcune di tali scelte permangono tuttora: in lingua originale l’Italia è chiamata Bacteria, per denunziare l’abuso mussoliniano di armi chimiche nella guerra in Etiopia, mentre nel doppiaggio italiano il termine viene addolcito in Batalia).
Tra le altre scene memorabili, ma forse meno famose, la rasatura al ritmo della Danza ungherese n. 5 di Brahms, e le scene iniziali ambientate durante il primo conflitto mondiale.

Il Grande Dittatore è un film sulla storia entrato nella storia.
Chaplin, dopo che le crudeltà dell’olocausto vennero alla luce, ammise che se avesse saputo delle efferatezze che il nazismo aveva commesso (o che si preparava a commettere, visto che era solo il 1940), probabilmente non avrebbe scherzato in quel modo su quegli avvenimenti.
Eppure la forza di questo film, seppur giudicando col senno di poi, sta proprio in questo: nella capacità di demolire con l’ironia uno dei personaggi più crudeli e folli della storia moderna.

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