Recensione su Il giovane favoloso

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24 ottobre 2014

“Il giovane favoloso”
Genere: Biography / Drama
Regia: Mario Martone
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo
Cast: Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis
Anno: 2014
Il film di Mario Martone è già un “cult”. Questo non solo perché ha raccontato la vita del più grande poeta che sia mai esistito, ma sopratutto in termini di realismo e messa in scena. Premetto che da letterata e amante degli scritti di Leopardi ho guardato il film con grande trasporto emotivo e questo non so se può essere deviante nel mio commento al lungometraggio ma non posso che farmi trascinare dal mio istinto e scrivere quello che mi ha trasmesso. “Il giovane favoloso” viene interpretato da Elio Germano ma quella dell’attore non è una mera interpretazione, è qualcosa che va ben oltre, l’attore romano calandosi totalmente nella parte ci ha offerto una delle più grandi interpretazioni della sua carriera, in quanto si è lasciato ispirare dai versi dell’ autore di Recanati che è come resuscitato.
Il film ha una struttura lineare, segue passo passo la vita del contino, da Recanati al periodo fiorentino e napoletano, indagando con estrema cura le dinamiche familiari, il rapporto con i genitori, i suoi due fratelli, passando a quello con la scrittura, l’amore sconfinato per la poesia che nasce sin da bambino tanto da ricevere negli anni le lodi dei maggiori filologi del tempo come Pietro Giordani e Vincenzo Monti, segue poi attentamente la lunga frequentazione con Antonio Ranieri e il suo amore per Fanny Targioni Fossetti. Le scene di maggiore intensità sono quelle in cui Leopardi recita i suoi versi da “A Silvia” dalla finestra del suo studio passando all’ “Infinito” in quei “interminati spazi e sovrumani silenzi” del suo borgo natio dove l’io si annega nell’immensità dell’ infinito spaziale e temporale perdendo completamente la sua identità. Il regista racconta bene l’evoluzione del suo pessimismo, storico all’inizio e cosmico poi, la natura benigna e quella maligna che si rende manifesta nel “Dialogo della natura e di un Islandese” fino alla “Ginestra” recitata ai piedi del vesuvio in seguito all’eruzione tra le rovine di Pompei; il film si chiude proprio su queste note, quelle dedicate al fiore del deserto che resiste alla malignità della natura, ed è con questi ultimi versi composti a Torre Del Greco che si spegne il nostro poeta ormai giunto al culmine della sua sofferenza fisica. Molto interessante è la colonna sonora (‘Goodbye’ di Apparat) che fa da sottofondo al racconto biografico, questa tutt’altro che d’epoca da un tocco di modernità che non guasta e rende il film ancora più magico, insieme alla fotografia del film che ho trovato bellissima.

1 commento

  1. betz / 9 novembre 2014

    Elio Germano straordinario. Il film però è molto lungo e didattico.. consigliato agli studenti perché dà un buon quadro del poeta

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