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Recensione su Il giovane favoloso

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6 novembre 2014

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo Leopardi, crescendo, sempre più le sembianze assume di un triangolo rettangolo. Durante la giovinezza incatenata, accanto agli anonimi fratelli, dal padre buffamente chiamato Monaldo, Giacomo si sente in gabbia e sogna la fuga dall’ermo colle e tutte quelle robe lì. E successivamente, nella sua vita disordinatamente infelice ai lati dell’Italia, portato a volte letteralmente a braccia dall’amico Antonio Ranieri (che probabilmente gliel’appoggiava, ma non si sa u_u). Sempre più a 90. Ehm? Germano è assai impegnato e bravo nella metamorfosi che devitalizza il corpo che invecchia del poeta, interpretando un personaggio col quale è però difficile piuttosto entrare in empatia. Chiuso nei palazzi della mente, non ha nulla di una normalità qualsiasi, a parte il fatto che tutti, tutti, gli parlano di poesie e di politica mentre lui giustamente vorrebbe solo scopare. E lo capisco. E lo dico non nel senso che tutti mi parlino di poesia eh. Assonanze e dissonanze si rincorrono, con i ricordi scolastici di ogni spettatore, ché Leo era huge e non era nemmeno a fine anno, per cui non lo saltava nessuno. Intento pedagogico e divulgativo a parte, che è chiaramente meritorio, ’impresa che Martone si assume nell’affrontare un mostro di fine livello della letteratura di tal genere altrettanto è enorme e difficile. Perché era la persona ad essere straodinaria, e niente affatto la sua vita, o semmai in negativo, per sottrazione di affetti e sentimenti, a scapito della raccontabilità. Accanto e al confronto di Giacomo, inevitabilmente trascolorano gli altri, sminuiti; gli attori, lo sfondo, la pur bella ricostruzione della Recanati dove è cresciuto; risaltano le poesie, rievocate spesso per intero in un’altalena di convincimento. Ora sì, ora non troppo, ora forse. Ci sono inserti visionari, che tentano di dare corpo alle tematiche leopardiane, la natura immensa e spietata, Silvia che gnocca, la disperazione, ecc. Ora sì, ora no.

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