Recensione su Il giorno del venerdì santo

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John Mackenzie al servizio di sua maestà il crimine / 15 Aprile 2016 in Il giorno del venerdì santo

Quando Coppola gettò le fondamenta, John Mackenzie cercò di seguire il suo operato.

Il crime che piace a me, un susseguirsi di colpi bassi ed esplosioni, un noir con un Bob Hoskins sublime nella parte del gangster Harold Shand, malavitoso londinese che vuole riciclarsi come uomo d’affari. Il personaggio di Bob è un dinosauro, è legato alle tradizioni inglesi, al ruolo che aveva Londra nel passato e ha fatto il grano grazie ai finanziamenti della mafia italo-americana, degli affari illegali e via dicendo. Si è ripulito e col progetto di ridisegnare gli abbandonati London Docklands come luoghi per ospitare, per il 1988, i prossimi giochi olimpici ha deciso di fare il passo più lungo della gamba.

Il film ha una serie di influenze Coppoliane, alcune scene mi hanno ricordato Il Padrino, soprattutto quella in chiesa che possiamo contrapporre alla scena del battesimo nel primo capitolo della saga firmata Coppola, accanto al piombo e al sangue una dose minima di umorismo british, sicari finocchi e tante altre belle cose

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