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Recensione su Il giardino di limoni

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La guerra dei limoni. / 16 luglio 2014 in Il giardino di limoni

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una piccola vicenda, marginale solo sulla carta, vista l’importanza affettiva ed economica del frutteto del titolo, si fa paradigma di una sopraffazione reale ma insensata che dura da settant’anni e che, proprio in questi giorni, è caratterizzata da una progressione degli eventi oltremodo drammatica.

Il film pecca, forse, di alcuni didascalismi e lacune, ma ha il grandissimo pregio di affrontare un argomento spinoso come quello del conflitto israelo-palestinese guardandolo “dal basso”, permettendo di approcciarlo attraverso un esempio che oserei definire “pratico”.

Ciò che mi ha colpito di più dell’intera vicenda è la strumentalizzazione che tutti fanno della protagonista: il ministro della difesa israeliano, stolido da manuale, riesce a portare a suo favore, in fin dei conti, una vicenda scomoda; l’avvocato palestinese usa la notorietà conquistata durante la vicenda giudiziaria per avvicinare la figlia di un politico; la moglie del ministro apre gli occhi sulla propria situazione coniugale grazie a questo episodio.

Ai margini di queste surreale vicenda, resta una donna privata di libertà e dignità, immagine di un popolo, quello palestinese, vessato senza ragione.
La sequenza in cui Salma, priva anche del conforto della famiglia e dei conoscenti, si aggira tra i moncherini dei centocinquanta alberi di limone troncati per volontà della Corte Suprema israeliana è straziante.
E ciò che arrovella di più le viscere è l’ulteriore presenza del muro di calcestruzzo eretto in prossimità del confine che divide il frutteto dal giardino del primo ministro: la cecità d’animo degli uomini sembra trovare massima espressione nelle minuzie.

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