Recensione su Il Gatto a nove code

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Un film minore nella carriera di Argento, ma comunque interessante / 4 giugno 2011 in Il Gatto a nove code

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Uno scienziato muore investito da un treno: in un primo momento si pensa che la disgrazia sia il frutto di una tragica fatalità, ma un giornalista, Carlo Giordani, e un cieco appassionato di enigmistica, Franco Arnò, cominciano a svolgere delle indagini per conto loro e scoprono – grazie a una fotografia scattata da un reporter proprio nel momento dell’incidente – che lo scienziato è finito sotto il treno perché è stato spinto da una persona. Ma sarà soltanto dopo altri omicidi – tutti compiuti dallo stesso uomo – che Giordani e Arnò riusciranno finalmente a scoprire l’identità dell’assassino.
Per alcuni registi è molto più difficile il secondo film che il primo. Spesso infatti capita che dopo un’opera prima notevole molti cineasti non riescano a realizzare un’opera seconda all’altezza della precedente. E tra i tanti che non sono riusciti a sfuggire a questa regola c’è anche Dario Argento: con “Il gatto a nove code” infatti il regista romano non è riuscito a ripetere il brillante risultato ottenuto l’anno precedente con “L’uccello dalle piume di cristallo”, che era un’opera prima davvero notevole in cui Argento rivelava di possedere un indubbio talento per il thriller, grazie soprattutto alla sua grande capacità di saper creare la suspense.
Il difetto maggiore de “Il gatto a nove code” risiede nella parte centrale. Dopo un bell’inizio (con almeno una scena da ricordare: l’omicidio dello scienziato alla stazione filmato attraverso la soggettiva dell’assassino), la storia procede faticosamente senza guizzi particolari (anche se merita di essere segnalata la bella citazione hicthcockiana del bicchiere di latte avvelenato). Nella parte finale, tuttavia, la pellicola si risolleva riuscendo a regalare almeno un paio di sequenze molto efficaci: la prima – che forse è anche la migliore di tutto il film – è quella ambientata nel cimitero, che vede i due protagonisti impegnati a trafugare un oggetto da una bara che potrebbe aiutarli a svelare l’identità del killer; il tutto mentre sono pedinati proprio da quest’ultimo; la seconda è il finale con il lungo e spettacolare inseguimento sui tetti fra il giornalista e l’assassino. Un film minore, dunque, nella carriera di Argento; ma nonostante qualche momento di stanca, “Il gatto a nove code” è comunque un thriller degno di interesse. Bravo Karl Malden nella parte dell’ex giornalista appassionato di enigmistica che si improvvisa detective.

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