Recensione su Il discorso del re

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Mio il castello, mie le regole / 14 Marzo 2013 in Il discorso del re

Film bello, per nulla stucchevole o lezioso, dove i problemi di balbuzie di Bertie – futuro re Giorgio VI – fungono da corollario a quella che, più in profondità, è l’evoluzione di una personalità che si districa attraverso un percorso bellicoso e difficile con se stessi, e quindi con il mondo.

Bellissimo il finale discorso del re, dove Bertie formula e scandisce le parole come attraverso un walzer che solo la sua testa può sentire, e che lo aiuta a non arenarsi di fronte ad esse.
Bello l’accostamento ossimorico del comizio di Hitler, così perfetto ed invincibile nella Forma, con i primi tentativi fallimentari di Bertie di fronte al suo popolo.
A dimostrazione ancora una volta, se ve ne fosse bisogno, che bellezza quasi mai coincide con ragionevolezza.

Non dimenticherò mai le ultime due inquadrature del film: lo sguardo indescrivibile di Colin Firth verso la sua gente subito dopo il comizio che lo ha reso vittorioso di fronte a se stesso e, immediatamente dopo, quello di Lionel Logue verso di lui.
il salvatore ed il salvato, in un’unione inossidabile.

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