Recensione su Il discorso del re

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Il discorso di Bertie / 20 luglio 2015 in Il discorso del re

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo film di primo acchito può sembrare noioso e ruffiano. Noioso per via delle scenografie rigide e distaccate, e per l’atmosfera fredda che lascia percepire per tutta la sua durata. Può sembrare ruffiano perché sembra quasi un elogio alla nazione e a re Giorgio VI, un’immagine maestosa della monarchia e del nazionalismo.
Fortunatamente non è né l’uno né l’altro.
La noia iniziale viene subito spezzata dalla conoscenza del personaggio di Lionel, interpretato da Geoffry Rush. Lionel con i suoi metodi anticonvenzionali e la sua sottile ironia allontana subito il film dalla noia e lo rende piacevole. Da notare come i colori dello studio di Lionel siano poi quelli che allestisce allo studio della radio. In secondo luogo, questo film è tutt’altro che ruffiano. Infatti dietro la facciata costruita dai personaggi dei sovrani Giorgio VI e Elisabetta la regina Madre, si nasconde la feroce critica al tradizionalismo. Quel tradizionalismo che rende Bertie incapace di parlare. Che lo rende incapace di esprimersi perché a passato tutta la vita a essere represso. La vita regale lo ha schiacciato . Lo ha costretto a cambiare, lo ha smussato e gli ha tappato la bocca. E’ la tradizione che lo ha reso muto, ed è l’anticonformismo a salvarlo. Fu la novità a renderlo un grande re.
E il discorso che fece è lo stesso che possiamo sentire per pochi momenti su Imitation Game. Il discorso che passò alla storia. E fu fatto da un insicuro, incompreso re balbuziente.
Oscar meritatissimo a Colin Firth, attore che fino a ora è sempre stato confinato a ruoli simili a Darcy di Orgoglio e Pregiudizio.

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