Recensione su Il discorso del re

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8 marzo 2011

Confezione impeccabile, un film fatto bene, non si discute. Al centro i media, vedi l’inquadratura iniziale, il cambiamento del rapporto fra governanti e governati, l’arte della retorica esplode all’ennesima potenza lì dove in medium comincia a mangiarsi tutto. E qui naufraga il film che si incastra in questa visione personale, privata e privatizzata del problema togliendo respiro al resto. Perchè il film deve anche essere il ritratto di quel re, della sua storia personale, deve essere il classico film fra due persone distanti che si incontrano (con tanto di avvicinamento, crisi centrale, ritorno, comunissimo in tutti i film di questo tipo). Qui è lì il tema dominante viene fuori, non importa cosa si dice, ma importa dirlo bene (Bertie ammira sarcasticamente Hitler), il regnante deve conquistare il popolo, non basta più essere re, l’autorità si scolora nel carisma puro, poi nella popolarità (come estremi opposti a volte).

Edoardo VIII aveva simpatie naziste, dato accertato storicamente, anche la Simpson, ma qui si cita solo lei (le famose rose di ribbentrop). Per il resto mi da’ parecchio fastidio avere ancora il ritratto del re buono che pensa “ai suoi cari uomini comuni”, Edoardo a Bertie. La tensione della guerra si sente troppo poco, dopotutto l’inghilterra entrerà in guerra per la seconda volta in 20 anni.

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