Recensione su Il destino di un Cavaliere

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Un esperimento mal riuscito / 13 Ottobre 2015 in Il destino di un Cavaliere

Un’accozzaglia senza arte né parte.
Brian Helgeland, che non è di certo uno stupido(è pur sempre lo sceneggiatore di L.A.Confidential, film che reputo tra i migliori nel suo genere), ha provato, con scarso successo, a imitare Baz Luhrmann(Romeo+Giulietta) e Jake Scott(Plunkett e Macclain) mescolando due generi completamente in antitesi tra loro, l’antico e il moderno, creando, a differenza degli altri due, un film che definire improponibile è un eufemismo.
Già appena mi vedo la scena iniziale con gli spettatori che battono le mani al ritmo di “We will rock you” dei Queen ho uno scompenso, in più mi vedo scene da discoteca nel bel mezzo di un banchetto, vestiti che di medioevale non hanno nulla ed errori grossolani(il Liechenstein, mio caro Brian, nel 1300 non esisteva ancora) e imperdonabili.
In più aggiungiamoci un cast non all’altezza…a parte Paul Bettany, che dimostra ancora una volta di possedere delle enormi potenzialità che, ahimè, vengono poco sfruttate dai registi e sceneggiatori di Hollywood, troviamo un protagonista, Heat Ledger(tutto il rispetto per l’uomo, ma l’attore Ledger era per la sottoscritta inguardabile) totalmente inespressivo e privo di quel carisma in grado di colpire lo spettatore(per me sono stati da sempre i suoi difetti maggiori), una ragazza sconosciuta, Shannyn Sossamon, tanto bella quanto inutile e un Rufus Sewell che cerca di risollevare un po’ le sorti di un film perennemente in caduta libera, senza però riuscirvi.
Che dire, esperimento totalmente fallito da parte di Helegeland, che avrebbe fatto meglio a dedicarsi completamente al cinema poliziesco e lasciato perdere l’ambito storico.

1 commento

  1. icarus / 14 Ottobre 2015

    Ne ho appena ultimato la (faticosa) visione e non posso che concordare con il tuo giudizio. Un’elaborata ricostruzione scenografica presso i Barrandov Studios per cosa? Una commediuccia sentimentale in costume che nè diverte, nè appassiona. ( le battute sulle tette dovevano davvero costituire un momento di brillante ilarità della pellicola?) Mi pare evidente che Helgeland dia il suo meglio quando non si trovi dietro la macchina da presa. Si riprende sul finale quel tanto che basta a strappare un 3. Mi scuserete poi ma non me la sento di elargire particolari elogi riguardo il casting; ricordo qualcuno commentare (qui su np) di come la presenza di Shannyn Sossamon in un film fosse quasi un indizio di scadente qualità dello stesso. Alla luce di recenti visioni credo proprio che inizierò a dargli\le ragione…

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