Recensione su Deserto rosso

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Opera sopravvalutata / 31 Marzo 2020 in Deserto rosso

Il deserto rosso di Michaelangelo Antonioni si presenta come un’opera visivamente affascinante con il suo mescolare colori freddi e cupi a colori dai toni vivaci e accessi, ma nel complesso la considero oltremodo sopravvalutata.
Il film è molto lento e tedioso con le sue lunghe pause che causano tempi morti che distolgono ben presto l’attenzione dello spettatore venutosi a creare dal fascino della fotografia. Ciò che è stato raccontato in quasi 120 minuti di pellicola poteva essere sintetizzato in 90 o anche 80 minuti, risparmiandoci il protrarsi di alcune scene a parer mio superflue.
La storia è in largo modo incomprensibile e criptica. Persone alienate in una società grigia e tetra, dove fanno da sfondo industrie e fiumi ricoperti di catrame in una cornice di nebbia, restano incomprensibili i motivi del loro alienamento, ma certo che con un paesaggio così non ti viene di sprizzare gioia e vitalità. La protagonista, Giuliana, interpretata da Monica Vitti, diventa ben presto pesante con il suo comportamento, più che depresso, direi nevrotico/schizofrenico. Di depressione ho visto ben poco.
L’iconica frase “Mi fanno male i capelli” la quale tutti non fanno che citare senza spiegarne il significato, mi suona come una frase tragi-comica e surreale, di una persona che soffre di schizofrenia, e che mi ha ricordato l’ancora più surreale frase pronunciata da Homer Simpson, appena uscito da un manicomio per un esaurimento nervoso dove dice “Mi fanno male le tasche”. Lo so, un paragone surreale anche questo.

Film che non penso rivedrò mai più, al quale darei un 5 e mezzo che arrotondo a 5. Se qualcuno mi volesse spiegare qualcosa che forse mi è sfuggito, sarei ben felice di ascoltarlo.

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