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Recensione su Il complotto

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Scagli la prima pietra… / 20 dicembre 2017 in Il complotto

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Jason Smith ritorna a New Hope, Maine, per eseguire le ultime volontà del padre e cioè spargere le ceneri del genitore sulla tomba della moglie. Insieme al padre Jason aveva lasciato la cittadina quando era ancora piccolo, subito dopo la morte della madre, e poco ricorda, se non nei suoi incubi, della vita nel paese di origine. Arrivato in città, trova un clima apparentemente idilliaco e sereno ma gradualmente i ricordi riaffiorano. L’atmosfera di mistero cresce quando si accorge che molte lapidi del cimitero, compresa quella della madre, riportano la stessa data di morte. In pratica in città avviene un decesso all’anno nel medesimo giorno. Un giorno che si sta avvicinando e che vede in programma l’annuale lotteria, l’evento principale della vita sociale della cittadina… C’è un sottogenere dell’horror che racconta di elementi estranei che si ritrovano in una misteriosa città dove, sommessamente, sopravvivono bizzarre e spaventose usanze e che ha in The Wicker Man di Robin Hardy probabilmente il suo rappresentante più celebre e riuscito. Questo mediocre ma comunque interessante film televisivo si aggrega al filone ed è tratto da uno dei racconti più celebri e citati di Shirley Jackson (suo il romanzo Gli incubi di Hill House da cui il film di Robert Wise Gli invasati), scrittrice che ha influenzato generazioni di autori a cominciare da Stephen King che ha spesso cercato di ricreare nei propri scritti il clima dei suoi racconti (leggere a questo proposito I figli del grano o E hanno una band dell’altro mondo). La lotteria è un racconto che ha nella brevità, nel veloce e crescente senso d’inquietudine e nel fulminante e sconvolgente finale i suoi punti di forza. Quella che sembra una banale festa di paese si trasforma in qualcosa di terribilmente diverso e inaspettato per il lettore. Quando nel 1948 fu pubblicato sul New Yorker, provocò un’ondata d’indignazione. Molti lettori, con un meccanismo simile alla famigerata trasmissione radiofonica de La guerra dei Mondi di Orson Welles, lo presero alla lettera come un reportage reale, spedendo indignate lettere alla redazione del giornale. Il problema di questa riduzione, dove il racconto è banalizzato e relegato nell’ultimo quarto d’ora, è che per arrivare alla durata di un lungometraggio diluisce troppo la tensione e aggiunge alcuni futili elementi, come una convenzionale e, televisivamente parlando, irrinunciabile storia d’amore del protagonista con una ragazza del posto, che tolgono suspense e trascinano la vicenda fino al telefonato epilogo. Nel cast da segnalare la presenza di Veronica Cartwright, volto noto del cinema fantastico e non solo (Terrore dallo spazio profondo, Alien, Le streghe di Eastwick).

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