Recensione su Il comandante e la cicogna

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11 Dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo sono andato a vederlo al cinema solo perché al Massimo si sono sbagliati, e nell’abbonamento mi hanno in pratica regalato un biglietto. Ma ne sono contento. Ci sono un po’ troppi personaggi, Mastandrea che fa l’idraulico, con una moglie morta con cui parla di notte (la Gerini) e due figli. Poi c’è Battiston che fa sempre ridere, e la Rorwacher o come ca**o si scrive, che fa la tenerolla. Insomma tutti si incontrano-intrecciano-interagiscono, osservati dalle statue della città. Garibaldi in primis, cui sono affidati inizio e fine del racconto, più altri intermezzi. La città, la tipica città italiana, è Torino, ma è Torino ripresa accuratamente in modo che non si riconosca che è Torino, per farla diventare appunto la tipica città italiana. Dove tanti dialetti si mescolano (qui tutti parlano diverso, la Gerini parla genovese e Mastandrea napoletano), non ci sono più valori e lavori e a vincere sono quasi sempre i ricchi e furbastri – c’è un incredibile Zingaretti con la PARRUCCA che fa l’azzeccagarbugli. Ma la redenzione può arrivare, per i personaggi e quindi per la tipica città italiana e quindi per la nazione (uff, che frase lunga), arrivare dicevo ovviamente dal basso. Perché non tutti hanno scordato come si fa a essere umani (sembro Fantozzi, ok), ancora qualcuno sa vedere il bello ed è capace di farsi centinaia di chilometri per andare a riprendersi la sua cicogna. Insomma, il comandante, Garibaldi, dovrebbe ancora avere qualcosa in cui sperare. Oh, speriamo. Ah, ci sarebbe anche un pezzo à propos di Capossela.

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