Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve / 16 luglio 2015 in Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

Non occorre essere esperti cinefili per rilevare i larghi richiami fatti da quest’opera a celebri film del recente passato: penso a Big Fish, a Il favoloso mondo di Amelie e, soprattutto, a Forrest Gump.
Con il film di Zemeckis la storia di questo simpatico centenario svedese (tratta da un best-seller di Jonas Jonasson) condivide non soltanto la formula del semplice cittadino-del-mondo che condiziona con le sue azioni disincantate la storia moderna del Pianeta. C’è anche l’aspetto, fondamentale, della diversità/disabilità che accomuna i due personaggi: nel caso del centenario Allan, la castrazione subita in gioventù, che lo renderà a suo modo un soggetto unico.
Allan è il Forrest Gump scandinavo, dunque, ma la storia ha comunque dei buoni momenti di originalità, che si fondono nel navigato schema della commedia in cui la banda di cattivi viene in contatto con una variopinta accozzaglia di gente comune che tutto vorrebbe meno che mettersi nei guai.
La metafora del circo (l’elefante, ma anche il grosso camper su cui viaggiano i protagonisti nel finale) è azzeccatissima per celebrare le gesta di questo simpatico gruppetto.
Resta, in ogni caso, un film prettamente d’evasione: per avere qualcosa di veramente memorabile occorre rivolgersi ai summenzionati archetipi.

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