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Recensione su Il cavaliere oscuro – Il ritorno

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7 marzo 2013

Il terzo e conclusivo capitolo della saga di Batman risulta essere un finale soddisfacente, seppur inferiore alla perfezione stilistica e sostanziale del secondo capitolo. Non del tutto convincente nei suoi momenti forti, ostaggi di una sceneggiatura che rende difficile la sospensione della realtà, probabilmente la pellicola sconta il peso del fardello del realismo, grande pregio dell’opera di Nolan, che qui si sfilaccia in iperboli di sceneggiatura del tutto inverosimili. Non che sia difficile farsene una ragione in fin dei conti, dato che siamo sempre nel contesto di un cinecomics, ma è proprio la patina seria e reale che Nolan ha così sapientemente donato a Gotham e co. a sbiadirsi qui, e quindi a disorientare chi guarda.
Aldilà dei buchi di sceneggiatura però, il film resta un grande film, una conclusione che è un circolo chiuso, che si ricollega alle tematiche e alle conseguenze di quel che era era successo in “Batman Begins”. Molto del merito va chiaramente, ancora una volta, all’eccellente lavoro di regia di Nolan, sempre così aggraziato nell’inseguirei i suoi personaggi, ma anche al comparto tecnico, con una bellissima fotografia, una OST tutta di Zimmer e forse un gradino sopra ai capitoli precedenti ed effetti visivi non eccessivi e realistici. Il montaggio, in questo contesto di eccellenza, è forse il comporto che pecca di più, non amalgamando bene, in certi frangenti, i numerosi cambi di scena che seguono le sottotrame, mai così importanti.
E dalle sottotrame si arriva dunque ai protagonisti. Film corale “The Dark Knight Rises”, con un cast meritevole di altissimo livello. Christian Bale si riconferma il grandioso Batman che già abbiamo apprezzato, e sebbene sia il protagonista, proprio in questo ultimo capitolo, diviene sempre più un simbolo, forte e distinto, che sparisce dallo schermo eppure rimane invocato; il villain esplicito è un Tom Hardy/Bane eccezionale, assolutamente capace di dare forza e carattere ad un personaggio del quale non vediamo mai la mimica facciale, se non quella, riuscitissima, degli occhi. Bane sta tutto nella voce e nella stazza, ma peccato per il suo finale, poco all’altezza di una grande interpretazione, una pecca di sceneggiatura; Anne Hathaway è Selina Kyle, la gatta, la ladra scaltra e suadente, assolutamente perfetta. La sua scena di presentazione è una delle più belle e la Hathaway è bravissima nel caratterizzarla, fin dal cambio di voce, dando al personaggio un aria malinconica ma risoluta. Il punto debole di un cast perfetto ( riconferme da parte di Gary Oldman, Cillian Murphy nella sua piccola apparizione, Morgan Freeman e Michael Caine) è senza dubbio, a mio parere, Marion Cotillard. Attrice bravissima, ma qui debole, buona per un verso ma non adatta per un altro, forse anche per colpa di una scrittura non eccellente, che dona poco spessore al suo personaggio e che relega la grande rivelazione alla fine, quando ormai il tempo è troppo poco, e quel che rimane è una scena finale quasi ridicola e sinceramente mal recitata. Infine, per quanto riguarda Joseph Gordon-Levitt, io l’ho trovato irritante e credo sia colpa della sua mimica facciale plasticosa, anche se il personaggio che interpreta è senza dubbio intrigante e nel finale, fa veramente presa.
Insomma, si può certamente dire che la saga di Nolan è un prodotto, nel suo insieme, riuscito e di qualità ( sebbene i difetti non manchino) che infine fa molto di più di quello che ci si potrebbe aspettare da una storia di supereroi: amplia la portata del messaggio, gli da delle fondamenta realistiche e lo veicola avendo occhio sia per la qualità che per l’entertainment

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