?>Recensione | Il cattivo tenente | The Abjection.

Recensione su Il cattivo tenente

/ 19927.2100 voti

The Abjection. / 27 aprile 2014 in Il cattivo tenente

Se, al mondo, c’è una cosa abietta, brutta, laida e sporca, beh, LT la pratica, la fa, la pensa e prova anche un certo senso di colpa per averla praticata, fatta, pensata, ma ne pratica, ne fa e ne pensa anche altre che, in condizioni psicofisiche regolari, non sovverrebbero neppure a lui.
E perché?
Perché (si) è perso.

Si è perso dentro di sé, in complessi inviluppi personali e famigliari, va a sapere quali, precisamente, in smarrimenti interiori che, chissà, forse derivano da quella religione dietro cui si ripara, nella quale, a parole, cerca protezione (“Schivo pallottole da quando avevo quattordici anni. Io sono benedetto. Sono cattolico”), della quale non comprende (ma ne invoca) l’utilità.
Si è perso nei meandri della sua professione, priva di carattere, rettitudine ed identità, assuefatta ad una depravazione assurta a routine.
Si è perso nei dedali di una città degradata, incolore, sporca, Gomorra rediviva, nemica della grazia.
Si è perso nei colori pastello e nelle superfici laccate di una casa asfittica che lo rigetta come un corpo estraneo.

La componente narrativa del film non mi è affatto dispiaciuta, ma non ne ho apprezzato il montaggio, forse troppo frammentario per i miei gusti.
Assurda e kitsch la scena dell’aggressione in chiesa, tanto estrema da risultare ridicola. In un certo senso, questa forzatura potrebbe rientrare nella filosofia estetica di Ferrara, ma non l’ho comunque apprezzata.
Curioso che i volti della donna con cui LT si droga e quello della suora si somiglino vagamente e che entrambe le attrici che le interpretano abbiano i capelli lunghi e rossi: è solo una mia suggestione, o (a voler esser maliziosi) Ferrara gioca con il dualismo peccato/santità in maniera didascalica?

Lascia un commento

jfb_p_buttontext