Il cattivo tenente

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Il cattivo tenente

Un tenente di polizia di New York dai metodi ben poco ortodossi, dedito, tra le altre cose, agli stupefacenti e al gioco d'azzardo compulsivo, resta profondamente colpito dalla scelta di una suora, aggredita in una chiesa da una coppia di balordi, di non denunciare i suoi violentatori.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Bad Lieutenant
Attori principali: Harvey KeitelVictor ArgoFrankie ThornRobin BurrowsPaul CalderonLeonard L. Thomas, Victoria Bastel, Paul Hipp, Brian McElroy, Frankie Acciarito, Peggy Gormley, Stella Keitel, Dana Dee, Anthony Ruggiero, Vincent Laresca, Bianca Hunter, Zoë Lund
Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura/Autore: Abel Ferrara, Zoë Lund
Colonna sonora: Joe Delia
Fotografia: Ken Kelsch
Costumi: David Sawaryn
Produttore: Patrick Wachsberger, Edward R. Pressman, Mary Kane, Ronna B. Wallace
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Poliziesco
Durata: 91 minuti

Vivere da mostro o morire da uomo per bene? / 21 Settembre 2019 in Il cattivo tenente

Il tenente della polizia di New York(Harvey Keitel) è un uomo avvezzo a qualsiasi tipo di vizio, usa droghe di ogni tipo, scommette tutto quello che ha in partite di baseball, viola la legge a suo piacimento e abusa del suo potere. Sembra che niente lo stravolga, anche quando vengono ritrovate due ragazze morte ammazzate in macchina.
Intanto le scommesse che perde lo fanno entrare in debito con un pezzo grosso della criminalità, che minaccia di ucciderlo se non dovesse restituire il denaro che gli è stato prestato, ma lui se ne frega perché neanche la paura più recondita, quella di morire sembra apparentemente spaventarlo.
Qualcosa sembra smuoversi in lui quando una bellissima suora viene violentata da due ragazzi, riconosciuti dalla vittima perché frequentatori dell’oratorio. Viene messa una taglia di 50000$ sulle teste dei due stupratori. Il Tenente è intenzionato a farsi dire dalla suora i nomi dei due aggressori per riscuotere la ricompensa e pagare cosi i suoi debiti.

Il Tenente è un personaggio molto particolare, sembra non provare empatia o tristezza o rimorso, sembra solamente perso, un’anima in pena che vaga nel marasma della sua esistenza e che non ci è dato sapere come arrivi a quella condizione di perdizione. Non a caso il regista, credo, ha scelto di non dare un nome vero e proprio a questo personaggio, ma semplicemente Il Tenente, come a sottolineare la sua completa alienazione dalla realtà(ma questa è solo una mia idea).
Il film mi ha un po annoiato: regia ok, fotografia ok, sceneggiatura senza infamia e senza lode, niente di cosi eccelso a mio avviso, sembra quasi che il film sia lo specchio del protagonista che lo interpreta e viceversa. Devo però dire che mi è piaciuto molto il messaggio che ha voluto mandare il regista: in fondo anche la persona più meschina, il peggiore figlio di puttana può fare una scelta giusta, qualcosa di buono. Mai mi sarei aspettato un finale del genere, un atto caritatevole che segna il suo unico momento di lucidità, la sua redenzione, il suo profondo rammarico per una vita di sbagli e una conscia scelta della fine che gli si prospetterà di li a breve.

Qui prendo in prestito le parole che Di Caprio rivolge Mark Ruffalo in Shutter Island : ” Cosa sarebbe peggio, vivere da mostro o morire da uomo per bene?”. Credo che il Tenente se lo sia domandato e abbia fatto la sua scelta.

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Il bambino perduto / 29 Ottobre 2018 in Il cattivo tenente

Del cinema di Ferrara ci si può lamentare per via di un certo abuso stilistico, più che altro un’idea un po’ sovradimensionata della provocazione che poi va a discapito del film stesso. Ma di questo film rimane indelebile la prova di Harvey Keitel nei panni di un personaggio mai così tormentato, così disintegrato, del quale più che gli eccessi rimangono impressi i lunghi, infantili gemiti di disperazione. Gagliarda anche la colonna sonora.

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.. / 29 Giugno 2016 in Il cattivo tenente

Cattivo , oltraggioso, blasfemo, ma anche mistico e spirituale. Grandissimo film

Il buon cattivo Ferrara / 13 Maggio 2016 in Il cattivo tenente

E’ sicuramente un film che ha fatto scaturire parecchie critiche … Forse perché inusuale, forse perché non ben diretto o forse perché semplicemente appare forzato. Ma, di sicuro, è il miglior lavoro del “buon cattivo” Ferrara. Oltre a parecchi rimandi auto-biografici, la pellicola esamina attentamente il mondo marcio della polizia e del sotto-traffico creato dai cops americani. La conversione di Keitel è, però, un gesto di ripresa della sua vita che, ormai, apparentemente, non ha più senso (la scena con la ragazza tossico-dipendente è un chiaro esempio illustrato). Alla fine, il “cattivo tenente”, come l’Innominato, diventa buono ma, purtroppo, deve pagare le conseguenze …

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The Abjection. / 27 Aprile 2014 in Il cattivo tenente

Se, al mondo, c’è una cosa abietta, brutta, laida e sporca, beh, LT la pratica, la fa, la pensa e prova anche un certo senso di colpa per averla praticata, fatta, pensata, ma ne pratica, ne fa e ne pensa anche altre che, in condizioni psicofisiche regolari, non sovverrebbero neppure a lui.
E perché?
Perché (si) è perso.

Si è perso dentro di sé, in complessi inviluppi personali e famigliari, va a sapere quali, precisamente, in smarrimenti interiori che, chissà, forse derivano da quella religione dietro cui si ripara, nella quale, a parole, cerca protezione (“Schivo pallottole da quando avevo quattordici anni. Io sono benedetto. Sono cattolico”), della quale non comprende (ma ne invoca) l’utilità.
Si è perso nei meandri della sua professione, priva di carattere, rettitudine ed identità, assuefatta ad una depravazione assurta a routine.
Si è perso nei dedali di una città degradata, incolore, sporca, Gomorra rediviva, nemica della grazia.
Si è perso nei colori pastello e nelle superfici laccate di una casa asfittica che lo rigetta come un corpo estraneo.

La componente narrativa del film non mi è affatto dispiaciuta, ma non ne ho apprezzato il montaggio, forse troppo frammentario per i miei gusti.
Assurda e kitsch la scena dell’aggressione in chiesa, tanto estrema da risultare ridicola. In un certo senso, questa forzatura potrebbe rientrare nella filosofia estetica di Ferrara, ma non l’ho comunque apprezzata.
Curioso che i volti della donna con cui LT si droga e quello della suora si somiglino vagamente e che entrambe le attrici che le interpretano abbiano i capelli lunghi e rossi: è solo una mia suggestione, o (a voler esser maliziosi) Ferrara gioca con il dualismo peccato/santità in maniera didascalica?

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