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Il cattivo tenente

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Il cattivo tenente
Il cattivo tenente

Un tenente di polizia di New York dai metodi ben poco ortodossi, dedito, tra le altre cose, agli stupefacenti e al gioco d'azzardo compulsivo, resta profondamente colpito dalla scelta di una suora, aggredita in una chiesa da una coppia di balordi, di non denunciare i suoi violentatori.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Bad Lieutenant
Attori principali: Harvey KeitelVictor ArgoFrankie ThornRobin BurrowsPaul CalderonLeonard L. Thomas, Victoria Bastel, Paul Hipp, Brian McElroy, Frankie Acciarito, Peggy Gormley, Stella Keitel, Dana Dee, Anthony Ruggiero, Vincent Laresca, Bianca Hunter, Zoë Lund
Regia: Abel Ferrara
Sceneggiatura/Autore: Zoë Lund, Abel Ferrara
Colonna sonora: Joe Delia
Fotografia: Ken Kelsch
Costumi: David Sawaryn
Produttore: Edward R. Pressman, Mary Kane, Patrick Wachsberger, Ronna B. Wallace
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Poliziesco
Durata: 91 minuti

Il bambino perduto / 29 Ottobre 2018 in Il cattivo tenente

Del cinema di Ferrara ci si può lamentare per via di un certo abuso stilistico, più che altro un’idea un po’ sovradimensionata della provocazione che poi va a discapito del film stesso. Ma di questo film rimane indelebile la prova di Harvey Keitel nei panni di un personaggio mai così tormentato, così disintegrato, del quale più che gli eccessi rimangono impressi i lunghi, infantili gemiti di disperazione. Gagliarda anche la colonna sonora.

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.. / 29 Giugno 2016 in Il cattivo tenente

Cattivo , oltraggioso, blasfemo, ma anche mistico e spirituale. Grandissimo film

Il buon cattivo Ferrara / 13 Maggio 2016 in Il cattivo tenente

E’ sicuramente un film che ha fatto scaturire parecchie critiche … Forse perché inusuale, forse perché non ben diretto o forse perché semplicemente appare forzato. Ma, di sicuro, è il miglior lavoro del “buon cattivo” Ferrara. Oltre a parecchi rimandi auto-biografici, la pellicola esamina attentamente il mondo marcio della polizia e del sotto-traffico creato dai cops americani. La conversione di Keitel è, però, un gesto di ripresa della sua vita che, ormai, apparentemente, non ha più senso (la scena con la ragazza tossico-dipendente è un chiaro esempio illustrato). Alla fine, il “cattivo tenente”, come l’Innominato, diventa buono ma, purtroppo, deve pagare le conseguenze …

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The Abjection. / 27 Aprile 2014 in Il cattivo tenente

Se, al mondo, c’è una cosa abietta, brutta, laida e sporca, beh, LT la pratica, la fa, la pensa e prova anche un certo senso di colpa per averla praticata, fatta, pensata, ma ne pratica, ne fa e ne pensa anche altre che, in condizioni psicofisiche regolari, non sovverrebbero neppure a lui.
E perché?
Perché (si) è perso.

Si è perso dentro di sé, in complessi inviluppi personali e famigliari, va a sapere quali, precisamente, in smarrimenti interiori che, chissà, forse derivano da quella religione dietro cui si ripara, nella quale, a parole, cerca protezione (“Schivo pallottole da quando avevo quattordici anni. Io sono benedetto. Sono cattolico”), della quale non comprende (ma ne invoca) l’utilità.
Si è perso nei meandri della sua professione, priva di carattere, rettitudine ed identità, assuefatta ad una depravazione assurta a routine.
Si è perso nei dedali di una città degradata, incolore, sporca, Gomorra rediviva, nemica della grazia.
Si è perso nei colori pastello e nelle superfici laccate di una casa asfittica che lo rigetta come un corpo estraneo.

La componente narrativa del film non mi è affatto dispiaciuta, ma non ne ho apprezzato il montaggio, forse troppo frammentario per i miei gusti.
Assurda e kitsch la scena dell’aggressione in chiesa, tanto estrema da risultare ridicola. In un certo senso, questa forzatura potrebbe rientrare nella filosofia estetica di Ferrara, ma non l’ho comunque apprezzata.
Curioso che i volti della donna con cui LT si droga e quello della suora si somiglino vagamente e che entrambe le attrici che le interpretano abbiano i capelli lunghi e rossi: è solo una mia suggestione, o (a voler esser maliziosi) Ferrara gioca con il dualismo peccato/santità in maniera didascalica?

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Cattivissimo lui. / 19 Giugno 2013 in Il cattivo tenente

Ma è lo stesso regista che solo tre anni dopo ha fatto The Addiction?Bah.
Questo film è molto più crudo,asciutto ed efficace.
La visione cattolica che lo permea è sostenibile anche per chi non la condivide
(a differenza di quanto avviene in The addiction).
La metafora qui non soffoca la storia ma serve a raccontarla.
Le puntate della scommessa venale precedono quelle della scommessa dell’anima.
Il sacro e il profano si fondono in una bellissima danza.

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