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Recensione su Il caso Thomas Crawford

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Recitazione superba / 22 gennaio 2017 in Il caso Thomas Crawford

Ecco l’esempio di un film che, anche se ha una trama decisamente contorta e forse anche un po’ improbabile, raggiunge vette decisamente alte grazie ai protagonisti: uno dei più grandi attori della seconda parte degli anni ’90 (e decisamente bravo anche ora) ed uno dei migliori della generazione attuale. Ma vediamo un attimo la storia: Thomas Crawford (Anthony Hopkins), un ingegnere aeronautico, scopre che la moglie ha una relazione con un poliziotto e la sera, a casa, le spara. Subito ci rendiamo conto di come vada a manomettere le scena del crimine, ad occultare determinate prove, anche se non si capisce bene quali e perché: infatti, appena arriva sul luogo del delitto il poliziotto amante della moglie, si dichiara colpevole. Sembrerebbe tutto risolto quindi, e invece no. Quando il giovane e brillante legale Willy Beachum (Ryan Gosling), pronto ad entrare in un prestigioso studio legale (dove avrà come supervisore la bella e brava Rosamund Pike) si ritrova ad analizzare il caso, tutto si ribalta: Crawford ritira la dichiarazione, dice che gli è stata strappata con la forza e, soprattutto, non c’è l’arma del delitto, o perlomeno non corrisponde. Un bel guaio, e la situazione, da semplicissima, diventa estremamente ingarbugliata, specie per il giovane avvocato, al quale il caso pareva una formalità. Da lì in avanti sarà una continua sfida sia mentale che tra le aule di tribunale tra i due, veramente appassionante e ricca di colpi di scena e sorprese: come detto, la complessità della trama sembra un po’ esagerata, ma i due attori fanno un lavoro davvero ottimo che fa passare tranquillamente in secondo piano il tutto. Un film assolutamente consigliato quindi, mai noioso ed intrigante.

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