Recensione su Il curioso caso di Benjamin Button

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17 febbraio 2011

L’ho atteso, sospirato, desiderato, e alla fine non mi ha deluso. Certo, poteva essere ancora meglio.

La vita scorre all’indietro, per Benjamin Button. Nel giorno della fine della Grande Guerra, per un inspiegabile scherzo del destino, lui nasce già vecchio: un uomo dall’apparente età di ottant’anni dentro una culla. E poi comincia a ringiovanire, muovendosi controcorrente rispetto agli altri – con il corpo – ma con la consapevolezza agghiacciante di chi compie un percorso normale.

Sono fondamentali le differenze tra il racconto che Francis Scott Fitzgerald scrisse nel 1922: trasponendolo nello spazio (da Baltimora a New Orleans) e nel tempo (dal 1860 al 1918), il regista David Fichner coglie l’occasione per raccontare il Novecento americano attraverso le vicende del protagonista, in una cornice e con un approccio ben lontani da quelli del racconto originale. In realtà ha proprio un’altra trama.
È una bella favola, quella che Fichner ci propone, una storia più romantica che bizzarra, più attenta all’aspetto sentimentale che non a quello sociale: cosa pensa la gente di questo strano personaggio? Non si sa; e ci sono molti temi che avrebbero potuti essere approfonditi.

Malgrado tutto ciò, è un eccellente lavoro di trucco, fotografia, regia, interpretazione: tutta un’altra storia, ma un bellissimo film.

1 commento

  1. Stefania / 3 marzo 2011

    Concordo, concordo assai 🙂

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