Recensione su Il capitale umano

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Banana Republic. / 13 Gennaio 2014 in Il capitale umano

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L’ultimo di Virzì è un film profondamente disturbante: lo sono i personaggi e lo sono i messaggi posti alla base ed all’apice del racconto, riassumibili nella smania di apparire esattamente il contrario di ciò che si è e nell’incapacità di riuscirvi davvero.

Se il capitale umano viene calcolato anche in base alla qualità ed alla quantità delle relazioni personali di un individuo, chi, per scelta o per casualità, non ha costruito la propria vita sul profitto “consistente” e sulle amicizie “che contano” è, letteralmente, un disgraziato.

A fine proiezione, consapevole che la sequenza conclusiva sia stata costruita apposta per urtare i cinici ed i (presunti) duri di cuore come me, ero arrabbiata: perché in Italia (ovviamente, generalizzo, come ha generalizzato Virzì) siamo usi a concludere tutto a tarallucci e vino?

Detto questo, benché sia rimasta soddisfatta dal prodotto finito, sufficientemente solido dal punto di vista narrativo e davvero ben interpretato, un certo clima “asettico” non me l’ha reso particolarmente simpatico: a differenza di tutti gli altri film di Virzì, infatti, qui non si segue la vicenda di uno o più personaggi con cui sia semplice entrare in contatto empatico.
Lo spettatore, pur ponendosi in maniera critica rispetto al racconto, fatica a leggerlo come una “testimonianza” di vicende realistiche (seppur stereotipate), perché è invitato a giudicare i protagonisti: vede la trave nei loro occhi, ma non nel proprio, e la morale aleggia astratta.

P.s.: il personaggio di Carla Bernaschi (rivestito da una bravissima Valeria Bruni Tedeschi) e quello di Jasmine interpretato da Cate Blanchett nell’ultimo lavoro di Woody Allen si somigliano in maniera spaventosa.

8 commenti

  1. suzycrash / 9 Febbraio 2014

    Ma davvero una bravissima Tedeschi? Dove, quando, come?

    • Stefania / 9 Febbraio 2014

      @suzycrash: 😀 sai che non capisco se sei sarcastica o se, come dire, ti stai informando seriamente circa la performance della Bruni Tedeschi? Dubbio a parte, sì, secondo me, Valeriona, qui, si è dimostrata decisamente brava, perché ha saputo mettere bene in scena la fragile passività del suo personaggio.

  2. suzycrash / 9 Febbraio 2014

    @Stefania: nessun sarcasmo e nessuna informazione particolare. L’ho chiesto a te perché ti sento molto lucida e obiettiva e anche quando ho pareri diversi, mi piace sentire la tua…
    Purtroppo (o fortunatamente) a me la Valeriona “non entra”. L’ho vista in vari film, Il capitale umano compreso, e la trovo sempre uguale, stessa mimica e stessa espressione da pesciolina avariata 🙂

    • Stefania / 9 Febbraio 2014

      @suzycrash: oh, ma grazie della fiducia 😉 “Pesciolina avariata” 😀 Cinematograficamente, la conosco decisamente poco, però sia qui che ne I padroni di casa mi è piaciuta: la sua faccia mi è sembrata adatta e riuscita in entrambe le occasioni.

  3. paolodelventosoest / 8 Luglio 2015

    Mamma mia @Stefania, hai paragonato la Blanchett alla Bruni Tedeschi. “Voglio quello che ha preso la signora!”
    Io non ho amato Blue Jasmine e invece ho amato molto Il capitale umano. Per quanto riguarda il film in generale.
    Ma insomma, la Blanchett ha una sua istericità complessa, faticosa, intensa, la Bruni Tedeschi invece col suo recitato equalizzato secondo gli standard più logori – “mi trema la voce e -e-e-e-bba–baba-balbetto” – poco ci manca che guastasse il film.

    • Stefania / 8 Luglio 2015

      @paolodelventosoest: il famoso processo alle intenzioni. Ho scritto: “il personaggio” 😉
      Resta il fatto che, secondo me, qui, la B.T. non se la sia cavata affatto male.

      • paolodelventosoest / 9 Luglio 2015

        Ma infatti è il risultato – il “personaggio” così come viene interpretato dall’attrice – oggetto della critica. Ha usato un “vestito vecchio” in un gran galà (qual è il film di Virzì).

        • Stefania / 9 Luglio 2015

          @paolodelventosoest: mah, come preferisci. Io mi riferivo semplicemente al fatto che, in entrambi gli script dei due film, si parla di donne arricchite, abituate ad un tenore di vita “alto”, psicologicamente fragili.

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